L’uomo.
Fin dall’alba dei tempi si è sempre chiesto quando abbia
avuto inizio l’esistenza di una cosa e quando vi sarà la sua fine. A volte,
come nei casi della vita umana preferisce non pensarci, ma alla fine
inconsciamente ognuno di noi si sarà chiesto almeno una volta: quando morirò?
Chi di noi quando va a comprare un frigorifero nuovo non si chiede quando
durerà? Chi quando prova una macchina nuova non si chiede per quanto tempo
potrà calcarvi le strade?
Il tempo, soprattutto oggi, ha ormai raggiunto un’importanza
fondamentale nella nostra vita, anzi l’ha sempre avuta. Sotto di lui tutto è
soggetto e tutti alle regole di questo oscuro signore ci conformiamo.
C’è una cosa però, una sola cosa a cui in questo universo è
stato concesso il privilegio incredibile di slegarsi dalle catene del padre di
Zeus, il temibile Chrono.
Ciò è quello che noi chiamiamo Arte. L’arte non nasce, così
come non muore. Essa dura imperitura, si ravviva, si indebolisce anche, si
differenzia, si sposta ma è sempre viva. L’arte non vede l’alba e non vede il
tramonto. Così come c’era quando gli antenati dipingevano i grandi affreschi
rupestri, quando Fidia scolpiva la statua di Atena, quando Dante scriveva la
Commedia , quando Raffaello dipingeva lo Sposalizio della Vergine, quando i
Pink Floyd scrissero Darkside of the Moon, l’arte c’è ancora oggi e continua a
cambiare. Scorre come un fiume e il suo flusso non verrà mai arrestato.
L’arte c’è e ci sarà per sempre. Ma questo non soltanto
perché alcune opere verranno ricordate in eterno o perché il Duomo di Milano
non crollerà mai, ma perché l’arte è dentro di noi. Perché è allo stesso tempo
una condizione e una necessità dell’essere umano
Essa rappresenta infiniti universi in cui ognuno di noi ha
bisogno di proiettarsi. Ne abbiamo bisogno perché ci consente di protendere
verso l’eterno. L’uomo si completa con l’arte e cerca di raggiungere l’assoluto.
E in ognuno di noi c’è una volontà mai quieta di assolutezza, un desiderio che non viene, e che non può venire mai completamente dissetato.
Un desiderio alla cui fonte è impossibile arrivare, ma da cui siamo tutti
irrimediabilmente attratti.
L’uomo si esprime con l’arte perché deve espandere sé stesso
oltre i confini del suo corpo. Ma perché? Egli ama la condivisione e la ama
anche più di se stesso . Vorrebbe essere egoista dal punto di vista materiale
ma in realtà non ci riesce, o perlomeno non completamente. Spiritualmente deve
per forza completarsi con qualcos’altro, e in questo caso l’ Arte è
l’equivalente spirituale del sesso per la soddisfazione del piacere materiale.
E’ un amplesso con se stessi, e se è qualcosa di veramente grande, può essere
un amplesso collettivo. Collettivo nel senso che un altro, altri due o altri
cento individui provano piacere ed emozione nell’essere sottoposti alla stessa cosa.
Insomma, anche chi scrive pensando semplicemente di farlo per se stesso,
finisce inevitabilmente per condividerlo col mondo intero. Potrebbe pensare e
basta ciò che elabora in quel momento, o ciò che prova, invece no. Deve
manifestarlo, deve comunicare. Quel
foglio è li, e potrebbe leggerlo chiunque ha la facoltà di vedere. Ecco ciò che
differenza un artista da chi non lo è. L’artista si esprime, comunica col mondo.
Ma attenzione, l’arte non è un modo di comunicare comune. L’arte è un modo di
comunicare emozioni che si esprime in un linguaggio originale, fuori dal
comune. Un linguaggio che dev’essere capace di influire sulla sfera emotiva di
chi lo produce innanzitutto, (se no è menzogna) ,ma soprattutto deve influire in chi l’assorbe a
sua volta. Questo differenzia un bravo
artista da uno che bravo invece non è.
E’ dunque un’entità che non si concepisce a tavolino ma che
decide automaticamente quando e dove presentarsi. Guai a tentare di “produrla”.
L’arte non può essere creata, ma esce fuori da sola.
Che dire, sono 3 ore che mi faccio pere mentali assurde su
sta cosa, e siccome non ci guadagno da vivere e sono la bellezza delle 3 di
notte, vi mando tutti beatamente a fanculo!