dovevamo andare a vedere il tramonto, quella sera, dal tempio più alto della valle. la gente del posto dice che è lo spettacolo più bello che il loro paese possa offrire. una valle dove i templi sbocciano come cento fiori in un grande prato, per poi mettersi a dormire, e offrire ai visitatori un po' della loro secolare quiete, della loro saggezza, del loro incanto. qualcuno, da lontano, arriva fin qui, esausto, per la grazia di riposarsi dal sole battente all'ombra di qualche grande albero; nulla sembra poter turbare il silenzio di quei templi, tutto sembra danzare immobile nello spazio e nel tempo, e pure gli schiamazzi dei bambini che tentano di vendere le loro cartoline sembrano esser parte di quel silenzio. ci siamo arrampicati sulla ripida gradinata che porta in cima al tempio, il più alto della valle. da ovest avanzavano delle grandi nuvole scure sopra le montagne. rischiavamo di non vedere il tramonto, quello spettacolo così unico. ce ne stavamo lì, seduti, con lo sguardo perso verso occidente; immobili, danzavamo sognanti ed esausti assieme al vento e alle nuvole, assieme agli dei e ai bambini. intanto il sole scivolava dietro le nuvole e si coricava, e i templi, i cento fiori sotto di noi, venivano abbracciati dal buio. se ci fosse una canzone per ogni ricordo, credo che per questo ci sarebbe una canzone silenziosa, più tenue di un sospiro, che faccia danzare pur stando fermi; una canzone malinconica che parla di qualcosa di strano ma bello, bellissimo.. come un tramonto che non c'è mai stato..