Robbie Robertson & The Red Road Ensemble: Music For The Native Americans

Recensione di: Massimof , (il 21 maggio 2006 in seconda serata) | Voto: ●●●●● | Ascoltala / lo PrecedenteUna a casoSuccessiva

Copertina di Robbie Robertson & The Red Road Ensemble Music For The Native Americans

Io nacqui nella prateria dove il vento soffiava liberamente e dove non c'era nulla a bloccare la luce del sole. Io nacqui dove non c'erano recinti e dove ogni cosa respirava liberamente. Io voglio morire là, e non dentro questi muri. ” Dieci Orsi, Comanche Yamparika

 

Che effetto fa stare seduti sul bordo del Grand Canyon ad ascoltare il vento, ad occhi chiusi? Solo il vento?
Tutto è iniziato con un viaggio alla scoperta dei miei miti americani, statunitensi per la precisione. I miei miti sono quelli della frontiera americana e mi dirigo nel cuore di questa strana patria. Il Nevada. Voglio vedere con i miei occhi quella enorme fessura larga 30 km e profonda più di 1 Km nel cui fondo scorre il fiume Colorado. Arrivo con uno sgangherato e perigliosissimo arereo da turismo di quelli con le eliche in cui si tocca la testa sul soffitto e si sta in dodici passeggeri. Il rumore è talmente forte che ti fanno indossare le cuffie con una stolida musica country per distrarti. Finalmente a terra. Finora ho visto solo distese di boschi e terre rosse. Scendo dall’aereo, e vengo investito da un’aria fresca, profumata di abeti e leggermente frizzante. Nel rifugio di legno che mi danno, in mezzo ai boschi, tra scoiattoli neri dalla lunga coda turchina e bassi abeti scuri, ascolto il silenzio immenso di questi posti. L’indomani si va al Canyon. Arrivo al balcone panoramico, un po' scettico, e su questo infinito strapiombo trattengo il respiro. “E’ troppo bello” penso stupidamente tra me. E’ una voragine immensa, pennellata dal sole al tramonto, di gialli, di arancioni, di rossi ed in fondo di marroni.

Passa un nativo americano e mi sorride, ricambio. Una fitta al cuore. Loro vivono qui da sempre. Sono stranamente scosso. La sera vado a farmi una birra in un locale. Entro, il fumo smorza le figure, risate echeggiano tra le pareti di legno. C’ è gente al balcone con boccali pieni, uomini e donne che giocano a biliardo. Mi rendo conto che sono tutti “indiani” , volgarmente chiamati. Io sono l’ unico straniero. Mi sento in imbarazzo e fuori luogo. “Sarà pericoloso” mi chiedo? E davanti ai miei occhi passano veloci decine di film western con feroci pellerossa a cavallo e scalpi di uomini bianchi. Terrore e morte portate dagli indiani. “Cazzo, non mi ricordo chi erano i “cattivi” , i Sioux? Come si chiamavano?” Un uomo robusto, sulla quarantina, si avvicina accigliato… mi irrigidisco. Sembra mettersi male. Forse sono Apache, forse sono loro i cattivi. Ma l’uomo vicino a me sorride e mi invita a giocare con loro. Una ragazza dagli occhi verdi e dalla pelle d’ebano ride della mia incapacità al gioco, si scherza, ci si ubriaca. Ed io, quella sera, al ritorno nella mia camera, nel silenzio di quei boschi che tramortisce l’ anima, ho compreso tutta l’immensa stupidità e cattiveria dell’ uomo bianco. Come se quel cielo nero volesse venir giù a schiacciarmi, come se milioni di occhi mi osservassero disperati tra gli aghi degli abeti. L'avidità, la superbia che fa invadere luoghi, distruggere e sottomettere le persone. Le loro culture. Tutto. Uccisi, torturati, scacciati, annientati. Quasi mi vengono le lacrime pensandomi bambino, davanti alla tv, a parteggiare per i “coraggiosissimi” soldati confederati nei vecchi film hollywoodiani in bianco e nero. Con i loro cavalli, i loro vessilli, le loro trombe che suonavano sciocche cariche.

Oggi i nativi americani vivono dei sussidi. Segregati in animalesche zone off-limits per i bianchi, in realtà piccoli e angusti recinti per loro. Gran parte degli indiani d’america si ubriacano, se non peggio, chiedendo l’elemosina. Gli altri cercano di integrarsi, ma è difficilissimo. Intanto, l’ uomo bianco continua nella sua opera di conquista e distruzione nel mondo. L’uomo bianco europeo prima ed, ora, il suo discendente, uomo bianco nord americano. Conquistare, assoggettare, distruggere, annichilire, sfruttare e diventare sempre più ricchi, egoisti e superbi.

Robbie Robertson, leader della gloriosa The Band, di discendenza irochese, decide ad un certo punto della sua vita che è giusto ricordare i Padri con un disco. L'occasione è un documentario sui nativi americani. E compone un capolavoro supportato dai migliori musicisti nativi. Per avere la giusta ispirazione si ritira per un po' tra i dimenticati  "pellerossa" , ne ascolta i canti, le storie, i balli, ne assorbe l'armonia, la gioia, la disperazione ma soprattutto si fa cantore dell'orgoglio oramai perduto di questi grandi popoli. I veri Americani.

Sonorità elettriche, tribali, a tratti ambient, canti e suggestioni ancestrali. La prima canzone, "Coyote Dance", ci introduce in un mondo a noi alieno che dovremmo conoscere con delicatezza e sensibilità. Strumenti e canti antichi che come un vortice di sabbia ci avvolgono disperdendoci. "The Ghost Dance", la più conosciuta, scritta, cantata e suonata dallo stesso Robertson con arrangiamenti tipici, è una preghiera per la sopravvivenza del grande spirito pellerossa martoriato dall'uomo bianco. Si ispira all'atroce ed insensato massacro di 300 Sioux disarmati, per lo più donne e bambini a Wounden Knee, nel dicembre del 1890, per non avevano obbedito all'ordine del governo di bandire la Ghost Dance, il loro rito religioso. "The Vanishing Breed", una melodia memorabile, delicata, che vola leggera e sicura tra i deserti rossi e le aspre montagne rocciose come un'aquila, fiera ed imperturbabile. "Cherokee Morning Song" è una vera e propria “aria” che si apre e si distende sull'ascoltatore come un vento caldo delle praterie, il canto di ringraziamento per aver assistito ad un'altra alba.

E le altre canzoni che sono preghiere, lodi alla natura, lacrime amare o fieri canti guerrieri. Soli e ad occhi chiusi. Ascoltiamo. E più ascoltiamo e più ci chiediamo perché? Perché abbiamo questo istinto bestiale di distruzione? Questa sicurezza di essere il popolo migliore, più avanzato, più acculturato per azzerare delle persone, chiuderle in gabbie quando va bene, torturarle, non rispettare la loro essenza? Con la sicumera che il nostro Dio sia il migliore, il più giusto? Ieri nativi americani del Nord America; prima ancora, i popoli del Sud America e dell'Africa deportati come bestie per servire, da schiavi, il moderno uomo bianco. E, come una sequenza demoniaca, fino ai nostri giorni, i popoli più deboli, poveri e disgraziati che hanno la sventura di abitare in terre ricche di qualche materia prima. Come faremo mai a espiare tali colpe?

Il cerchio si chiude con una notizia di questi giorni: sembra che il nonno dell'attuale presidente degli USA, il senatore Prescott Bush, facente parte della famigerata società segreta “Skull and Bones” , rubò il teschio del mitico guerriero pellerossa Geronimo. Questo sostengono i discendenti Apaches. Vero o falso che sia, di sicuro hanno rubato loro l'anima.

“Se voi uomini bianchi non foste mai arrivati, questo paese sarebbe ancora com'era un tempo. Tutto avrebbe conservato la purezza originaria. Voi l'avete definito 'selvaggio', ma in realtà non lo era. Era libero. Gli animali non sono selvaggi; sono solamente liberi. Anche noi lo eravamo prima del vostro arrivo. Voi ci avete trattati come selvaggi, ci avete chiamati barbari, incivili. Ma noi, eravamo solo liberi!” Capo Leon Shenandoah, Onondaga

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Sommario

Robbie Robertson & The Red Road Ensemble: Music For The Native Americans;
Recensione di Massimof per DeBaser
, 5/21/2006 10:30:00 PM (●●●●●)

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Voti e commenti

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Ha ricevuto 18 voti validi, totalizzando una media di 4.78
L'opera è stata votata validamente 10 volte, ottenendo una media di 4.20

  1. DONJUNIO | il 22 maggio 2006 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Di questo disco ho sempre sentito parlare bene, devo procurarmelo. Ottima recensione!
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  2. ICON | il 22 maggio 2006 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Bella, il disco devo procurarmelo!
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  3. MULLAH | il 22 maggio 2006 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Complimenti vivissimi per la splendida rece-racconto e per il disco in questione,k splendida opera del buon vecchio Robbie
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  4. ODRADEK | il 22 maggio 2006 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    Beh, Massimof, stai piazzando delle pagine egregie, ultimamente. La tua descrizione del viaggio sin sul bordo del canyon mi ha riportato in mente una scena da un libro, ma avendo pochi neuroni a zonzo nella scatola cranica non ricordo nemmeno l'autore (Richard Ford?) Se mi tornasse in mente te lo posto. Credo di ricordare fosse un buon romanzo. Sul disco, invece, pur avendolo acquistato e gustato una dozzina d'anni fa, non gli assegnerei il massimo dei voti. Preferivo quello uscito nel '97, prodotto da Lanois ed omonimo, mi pare. Ma questo resta ovviamete uno dei lavori musicali più suggestivi sull'aepopea dei nativi. La tua descrizione dei "recinti" e delle condizioni subumane che vigono laggiù è molto veritiera e rende ancor più triste constatare come sia oggi ridotto un popolo che fu fiero e dignitoso.Complimenti per la recensione.
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  5. WANDERER | il 22 maggio 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Reensione vivida e appassionata, bravo Massimof.
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  6. HAL | il 22 maggio 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    ...
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  7. NIGHTWALKER10 | il 22 maggio 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Quando il Gran Capo di Washington manda a dire che desidera acquistare la nostra terra, egli chiede molto da noi. Il Gran Capo manda a dire che ci riserverà un'area in modo che noi possiamo vivere comodamente. Egli sarà il nostro padre e noi saremo suoi figli....tutte le cose sono collegate,dovrete insegnare ai Vostri bambini che la terra sotto i loro piedi è la cenere dei nostri avi. Affinché essi rispettino la terra dite ai Vostri bambini che la terra è ricca delle vite della nostra razza. Insegnate ai vostri bambini ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri bambini: che la terra è nostra madre. Qualunque cosa succeda alla terra, succede ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra sputano su se stessi; questo noi sappiamo: la terra non appartiene all'uomo ma l'uomo appartiene alla terra. Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate come il sangue che unisce una famiglia... (Risposta del Capo Indiano Seattle al Presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce - 1852)
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  8. EZEKIEL25_17 | il 22 maggio 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    ho letto un libro che si chiama "memorie di un guerriero cheyenne", autobiografia di uno che ha partecipato alla battaglia di little big horn, quella dove non è sopravvissuto neanche un soldato dell'esercito. e questo tizio racconta che gli ultimi soldati bianchi rimasti alla fine della battaglia, accerchiati dai cheyenne, hanno incomprensibilmente rivolto le pistole contro sè stessi e si sono ammazzati, probabilmente "per l'effetto dell'alcool". è ovvio il motivo del gesto ma lui non è riuscito neanche a concepire l'idea del suicidio, non era un concetto contemplato o comprensibile per quella gente, neanche per uno che sta per essere scalpato e sventrato
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  9. KOSMOGABRI | il 22 maggio 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    gran bella recensione Massimo, evocativa. Robertson solista non lo conosco molto bene, pur sapendo che dovrei.
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  10. MOPAGA | il 22 maggio 2006 in seconda serata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Recensione molto ''sentita'', complimenti. Purtroppo di Robertson conosco solo il brano Unbound, se non ricordo male si chiamava così.
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  11. ALEXANDER77 | il 22 maggio 2006 in seconda serata | Voto: | Voto al Disco: 5

    io invece mi dissocio...ma è solo un parere massi perchè a me non è piaciuta...effettivamente è scritta molto bene, ma le menata sull'autodistruzione e sulla storia dei nativi mi rovina l'atmosfera meravigliosa del disco e mi fa venire in mente talune belle facce che non vorrei assolutamente ricordare...Non voto, forse sono io....il disco si, 5 tutta la vita
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  12. MASSIMOF | il 23 maggio 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    Grazie a tutti quelli che sono intervenuti fin qui, troppo buoni. Alexander77, nessun problema. Esprimi una tua legittima opinione. Anzi, dato che mi sembra di aver capito hai una posizione molto diversa dalla mia mi piacerebbe conoscere il tuo parere e con cosa in particolare non concordi. Che intendi con "menata sull'autodistruzione e storia dei nativi"?
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  13. ALEXANDER77 | il 23 maggio 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    niente di particolare massi, non è che non concordo, solo non mi sono piaciuti i richiami storico-politico-esistenzialis ti (passamela, è solo per riassumere)...ogni qualvolta mi viene in mente qualcosa anche solo vagamente politico mi viene l'orticaria(saranno gli anni di studi)...a me il disco richiama semplicemente armonia con ciò che ti circonda, che forse è la massima espressione dello stile di vita dei nativi...ma è solo un punto di vista...
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  14. MASSIMOF | il 23 maggio 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    Alexander il disco richiama armonia è vero, ma se vai a leggere le note in calce ad ogni canzone scopri una realtà diversa, come appunto l'eccidio di 300 innocenti a Wounden Knee a cui è dedicata Ghost Dance, tanto per citarne una. Ma a parte questo, la mia "specie" di recensione è nata dalla sensazione che ho avuto io viaggiando in America. Vedere un "indiano" tipico dai capelli lunghi e dai lineamenti forti e fieri, seduto per terra, chiedermi l'elemosina... è stato duro per me che immaginavo questi popoli solo in groppa di cavalli. Oppure vederli ubrichi tanto da non reggersi in piedi, oppure vederli piangere di nascosto. E di contrasto notare la grande gentilezza dei loro modi. Allora ho avuto voglia di ricordarli, complice questo disco che nasce anche dalle repressioni cui sono stati costretti i nativi dai colonizzatori. Ovvio che, in una recensione di un disco, questo discorso sulla loro situazione sociale può risultare "pesante".
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  15. SOCRATES | il 24 maggio 2006 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco: 3

    Non mi sono fiondato perché ho voluto riascoltare l'album di cui non avevo in verità un gran ricordo. E' confermata la prima impressione. Lo trovo suggestivo, ma poco coinvolgente. Ma se avessi avuto la fortuna di guardare nelle viscere del Grand Canyon forse la penserei diversamente.
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  16. ALEXANDER77 | il 24 maggio 2006 verso mezzogiorno | Voto: | Voto al Disco:

    no, ma infatti massi io parlo esclusivamente di sensazioni, esattamente come fai tu...perciò ritengo il mio stesso giudizio opinabilissimo
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  17. | il 24 maggio 2006 in prima serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    molto bella questa recensione Massimo, veramente, ispirata, ciò che manca per me è la tolleranza intesa come accettazione della diversità, il disco è bello sicuramente chi ha avuto un'esperienza come la tua può apprezzarlo di più, haugh
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  18. MASSIMOF | il 24 maggio 2006 in seconda serata | Voto: | Voto al Disco:

    Socrates, Vì ma anche Hal e Odradek che avete messo 4 o 3 a questo disco comprendo e concordo col vostro giudizio sull'album. Probabilmente si merita non più di 4, diciamo che il voto, in questo caso, è strettamente personale :-)
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  19. ALCOL2 | il 24 maggio 2006 in seconda serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    Non amo in modo particolare le rece che sfociano nella prova narrativa, maè sempre un piacere leggere una pagina di Massimo, con cui penso di condividere molti ascolti. Questo non è uno dei miei preferiti (direi un 4-), ma è un disco che mi ha colpito e affascinato molto alla sua uscita. Robertson, sarò un matusa, lo preferivo ai tempi della Band.
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  20. MIKONOS | il 27 maggio 2006 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    Eccellente racconto... su cui hai inserito una recensione per un bel disco, complimenti!
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  21. ROBERTONE66 | il 3 giugno 2006 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Grande! Grandissima recensione. Bella la parte in cui dai uno spaccato dei veri americani! Bravo!!
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  22. ROBERTONE66 | il 3 giugno 2006 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    E voto al disco, per me stupendo...
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  23. SHERMANOAKS | il 13 ottobre 2006 in prima serata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    recensione davvero suggestiva!
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  24. AIRONE | il 30 dicembre 2006 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Il disco, per me, è diventato col tempo uno dei classici di musica nativo americana e rock, allo stesso tempo. Grandi composizioni, ariose e melanconiche. La recensione è adattissima alla musica.
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  25. LINDARONSTADT | il 5 febbraio 2007 in prima serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    un disco epocale per me
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  26. DONJUNIO | il 2 marzo 2007 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    rileggendola non posso non rifarti i complimenti massimo, incuriostio me lo sono procurato e credo sia davvero un gran disco.....visto che manca la recensione di "Music from the big pink"..non è che ce l'hai in cantiere tu? altrimenti posso farla io..fammi sapere
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  27. CONDORBARS | il 26 aprile 2007 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco:

    chapeau!
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  28. SADEYEDPOCAHONTAS | il 2 maggio 2007 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    che bella pagina massimof, complimenti!
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  29. BASTOGNE | il 2 giugno 2007 in seconda serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    pagina vivida e pregna di tantissime emozioni...bravo!
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  30. UMILEGIUDEO | il 8 aprile 2008 verso mezzogiorno | Voto: 1 | Voto al Disco:

    Ma una semplice recensione di questa opera non è proprio possibile trovarla senza che sia infarcita di tutta una serie di citazioni e/o note biografiche che lasciano il tempo che trovano?
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  31. MASSIMOF | il 14 aprile 2008 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    UmileGiudeo... certamente, bastava cercare da un'altra parte. Secondo me il paragone potrebbe essere questo: entri in una casa e trovi un piatto, certo tu cercavi un bell'hamburger con le patatine fritte (giustamente c'era scritto fuori Mac Donald's), però dentro hai trovato uno come me che con la carne ci ha fatto una polpetta col sugo di pomodoro... che vuoi farci, non ti piace, però cazzo, un pò di rispetto per il cuoco! :-)
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