The Zawinul Syndicate: World Tour

Recensione di: Stoopid , (il 7 giugno 2006 nel tardo pomeriggio) | Voto: ●●●●● | Ascoltala / lo PrecedenteUna a casoSuccessiva

Copertina di The Zawinul Syndicate World Tour

Da un pò mi proponevo di cimentarmi nella recensione di un disco a cui appioppare un bel 2, o peggio ancora un 3. Pensavo con sconforto ad un Tortoise di quelli scarsi. Ci vuole abnegazione a recensire un "3", nè dolore nè estasi, solo mettere in fila le parole a descrivere un'esperienza musicale che ci ha procurato un'emozione media.

Nel medio di tali considerazioni, la mia web radio favorita mi sputa fuori familiari aggregazioni di note, di quelle che dici: "Ma io questa la so!", e ti sale la fibrillazione finchè non ti risale alla mente il pezzo in questione. Dopo alcuni secondi di smarrimento mi soccorre l'ingresso di una voce selvatica. L'arcano è svelato, è "Sunday Evening" quella che sto ascoltando, le emozioni medie cedono ancora il passo all'urgenza recensoria del capolavoro.

Josef Zawinul, Joe per gli amici, mi ha sempre suscitato immensa curiosità. Un ometto austriaco con baffetto da grappino-addicted, passato al Conservatorio di Vienna e migrato alla Terra Promessa a dialogare con i migliori, armato con ingombrante e poco consueto bastimento carico di tastiere. E pare che ci faccia grandi cose, c'è chi dice sia stato l'unico europeo a significare qualcosa di determinante per il jazz in toto (chi volle Miles Davis a giocare coi synth quando decise di rivoluzionare il sistema con "Bitches Brew"?). Mi pare esserci in Zawinul qualcosa di bizzarro e di geniale, una cornucopia che da mezzo secolo regala suoni di passione, maledettamente ispirati, gioiosamente esposti a qualsivoglia contaminazione.
Un ART-igiano, un poeta, un proletario, un sovversivo. Quelle gare con Jaco a chi beveva di più senza crollare, pare che Josef fosse imbattibile, la devozione a quel tappeto di tasti bianchi e neri, la scioltezza assoluta nel collouqio con le voci più illustri e avanguardistiche del jazz nero, lui, con quel baffetto alpino, avrei voluto conoscerlo Josef, davvero, o almeno vederlo suonare da vicino.

Joe Zawinul aveva 65 anni, e alle spalle tutto ciò che sappiamo, quando partì in tour con la formazione che egli stesso definì la migliore che avesse creato dai tempi del Bollettino Meteorologico. "World Tour", nomen omen, è anzitutto crogiolo, assemblaggio di carni ed ossa da ogni dove. Victor Bailey e Manolo Badrena sono due fidi scudieri di Zawinul, attorno al sublime groove del loro bass & drum si dipana l'Arca di Joe, comprensiva dell'eclettico newyorkese Gary Poulson alla chitarra, Richard Bona from Cameroon, raffinatissimo basso addizionale, e Paco Sery, ivoriano, sensazionale vocalista e furente percussore di pelli, la rivelazione.
E poi il Viennese ad officiare. Il disco aggrega tre esibizioni in terra di Teutonia, restituendo l'intima natura degli episodi concertistici di Joe Zawinul, notoriamente riconosciuto come uno dei più incendiari jazz live performers. È musica questa qui, cosmopolita e polimorfa, musica viscerale, che gorgoglia nello stomaco prima di essere vomitata in forma d'onde sonore.

È musica maleducata e prepotente, de-generata e screanzata. La polipercussione spadroneggia in lungo e in largo, invade la scena e mette al bando i convenevoli: i suoni arrivano dritti allo stomaco, bypassando la razionalità. Ne sanno qualcosa anche quelle linee di basso speleologiche, che ispezionano e frugano nell'intimo alla ricerca della profondità, del suono vero, come nell'inebriante "Two Lines". In tal verso la perizia di Bailey emerge in tutto il suo fulgore, la complicità con le ardite peregrinazioni dell'austriaco fa venir voglia di brindare al jazz, come concetto. E mi sovviene qui "Slivovitz Trail", traccia illuminata, dove il trio Bailey-Badrena-Zawinul recupera il più ispirato Weather Report feeling per dar luogo ad una baraonda su cui si innesta l'impeto di Sery.
Una voce primigenia, da scimmia kubrickiana, rigorosamente non convenzionale, nuda, spogliata dell'evoluzione. Il rigore compositivo di Zawinul è meravigliosamente prodigo nel concedere ai musicisti lo spazio vitale necessario a scaricare le proprie pulsioni, così che "World Tour" risulta essere architettura gitana, gaio carrozzone che per il mondo cammina, sberleffo all'inerzia e alla de-pressione.

"World Tour" sta a dirci come si gira il mondo, il mondo interiore. Girare come percorrere, girare come cambiare. La chiave è nell'improvvisazione, unica reale modalità di conoscenza, e nella visceralità, unica reale modalità espressiva. Ma questo è quello che pare suggerirmi un omino col baffo dalla dubbia moralità, potrò fidarmi ?

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Sommario

The Zawinul Syndicate: World Tour;
Recensione di Stoopid per DeBaser
, 6/7/2006 5:31:00 PM (●●●●●)

Generi:

Informazioni nel web: The Zawinul Syndicate

Album collegati: World Tour (disc 1), World Tour (disc 2)

Artisti collegati: The Zawinul Syndicate (non è DeFinit_)

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Voti e commenti

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L'opera è stata votata validamente 2 volte, ottenendo una media di 4.50

  1. SFASCIA CARROZZE | il 7 giugno 2006 in seconda serata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Fidarsi bene est, non de-fidarsi (come Ella saprà) ovest. Really aggradevole de-recensoream atzionem, quordiale de-Messer giromondano Mister Stoopid. Disquo pressoché sfascia-sconosciuto (alquna novità rilevante, peraltro) but parrebbe de-intrighevole assai anzichenon. Muchas de-gracias pour la appretzabile de-pagina. Ossequi fiduciosi a iosa. Your s.c. di (s)fiducia [appunto].
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  2. HOBBIT | il 8 giugno 2006 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco:

    una delle rece migliori n assoluto.complimenti
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  3. WANDERER | il 8 giugno 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Universo Zawinul sviscerato in maniera superba, congratulations!
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  4. CHARLEY | il 8 giugno 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Bravo, bravo, bravo. Andrò alla ricerca del disco in questione.
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  5. MATTEO | il 9 giugno 2006 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Bella rece molto sentita ed espressiva. Fantastico l'album: Victor Bailey riesce a minimizzare l'assenza di Jaco, che rimane però a mio avviso sempre il migliore.
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  6. STOOPID | il 9 giugno 2006 verso mezzogiorno | Voto: | Voto al Disco:

    Commosso raccolgo gli apprezzamenti. Bailey è davvero un fenomeno, a ulteriore conferma che il buon Joe la poltrona di bassista sapeva concederla solo ai migliori. L'ultimo arrivato a casa Zawinul è tale Linley Marthe, di Mauritius, sensazionale.
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  7. ODRADEK | il 9 giugno 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Bellissima pagina, il disco lo ascolteremo. Continua a sembrarmi buffo chiamarti Stoopid....
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  8. STOOPID | il 9 giugno 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Che vuoi farci odra, è il nome di un pezzo dei grandi Snot cui invito tutti ad un immediato quanto illegale download(a meno che non vogliate procuravi il disco, cosa che a fiducia mi pare forse un pò avventata). Quanto al nome tuo, mi invita a ripescare quel Kafka.
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  9. MISTERNO | il 9 giugno 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    a me questo disco non è piaciuto, non so, ci trovo poco Jazz (almeno quello che piace a me) e non ci trovo lo Zawinul di "A remark you made" che adoro... troppa "africa", dal punto di vista musicale mi ha lasciato perplesso...
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  10. STOOPID | il 10 giugno 2006 verso mezzogiorno | Voto: | Voto al Disco:

    Eh lo adoro anch'io...Sì è vero non c'è lo Zawinul classico (ammesso che esista), il disco è fermamente orientato su Africa e affini. A me però pare jazz in senso pieno.
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  11. MISTERNO | il 10 giugno 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    @ Stoopid, dove potrei trovare lo Zawinul "classico"? grazie :)...
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  12. STOOPID | il 11 giugno 2006 all'alba | Voto: | Voto al Disco:

    Mah forse lo Zawinul classico lo trovi proprio nei Weather Report, ma anche nelle precedenti collaborazioni, ma ancor più probabilmente mi pare che l'unico aspetto classico della sua evoluzione sia la sperimentazione e l'ardimento. Se per classico intendiamo invece il più ascoltato e universalmente amato allora, ribadisco, Weather Report del periodo Pastorius.
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  13. SYMBAD_BASSIST | il 11 giugno 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    mi permetto di intervenire perchè Joe è uno dei miei miti: il classico Zwinul lo trovi nel periodo con Cannonball Adderley dove già faceva cose mirabolanti come parte-base creativa del gruppo dei fratelli Nat e Julian che lo avevano praticamente 'affamiliato'. Poi le opere soliste prima dei WR tra cui 'The rise and fall of the Third stream' in cui cerca di sintetizzare classica e jazz (all'epoca di moda poi tutto naufragato miseramente) ed il disco intitolato semplicemente 'Zawinul' che è un vero prequel dei WR (vediti la rece). Poi si: il periodo Pastorius è importante ma i WR pian piano te li devi comperare tutti: non si scappa! Le cose che facevano con Alphonso Johnson al basso ed i primi dischi con Vitous (fondatore ed europeo come Joe) sono da lasciar cadere le mascelle tuttoggi!!!
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  14. SYMBAD_BASSIST | il 11 giugno 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    ...personalmente condibido in pieno il commento sullo Joe post WR: troppa Africa nella musica è una sintesi decisamente perfetta. Poca varietà melodica e carenza di idee. Il peak evidentemente era la comunione con Shorter... (mia singola opinione, tra l'altro da fan sfegatato che ha tutti i dischi di Joe in originale!)
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  15. STOOPID | il 11 giugno 2006 verso mezzogiorno | Voto: | Voto al Disco:

    Tutto giusto mi sembra, non condivido però la scarsa vena creativa imputata all'ultimo Zawinul, di cui mi affascina proprio l'abbandonare i canoni e il lasciarsi invadere dalle influenze più tribali. E il fatto che a 73 anni se ne vada ancora in giro a suonare, sempre ammutolendo i presenti(chi mi narra dei suoi concerti mi pare sempre giungere dall'altro mondo), beh signori, siamo veramente ai piani alti. Fermo restando che Zawinul va ascoltato tutto, a poco a poco, magari facendosi prestare ad uno ad uno i dischi da Symbad.
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  16. SYMBAD_BASSIST | il 11 giugno 2006 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    per l'ultima parte: se vuoi la moglie o la macchina, figurati! Se vuoi i miei dischi (specie Zawinul) dovrai passare sul mio corpo!!! Però grazie a Dio esistono i masterizzatori. ;-) Per il vecchio Joe, te lo dice uno che è cresciuto (pochino, invero: 1,66!) con gli LP dei WR e che ce li ha sempre nel sangue. La mancanza di vena creativo-compositiva nell'ultimo periodo (oltre dieci anni) è evidente solo a sentire i brani dello Zawinul Syndicate: tutti brani giocati su una sola tonalità e costituiti da ricami, cori africani e svolazzi (pur pregevoli) attorno ad un solo accordo o poco più. E' ben vero che con uno così poliedrico dal vivo non puoi far altro che divertirti e galvanizzarti, ci mancherebbe, però è pur vero che a parte "Stories of the Danube" e poco altro lo Zawinul di composizioni come quelle molto articolate, complesse e mozzafiato che trovavi nei WR o gli standards creati o interpretati con gli Adderley Bros non c'è più. Viva Zawinul, comunque: sempre. Consiglierei uno sforzo: acquistatevi "In a silent way" (lo ripeto allo sfinimento!) che è un libro bellissimo nonchè uno spaccato di vita di uno dei grandi protagonisti del movimento culturale internazionale degli ultimi trent'anni e non penso di esagerare. :-) V.
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  17. SYMBAD_BASSIST | il 11 giugno 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    ...rischio di sfiorare il melodramma napoletano (e non vogliatemene, please!) comunicando che, a proposito di Zawinul, sono riuscito a trovare il primissimo disco "To you with love" , rieditato su CD in cui il giovane Joe fu preso per le orecchie, spinto in sala con George Tucker al basso, Frankie Dunlop alla batt. e Ray Barreto alle congas per interpretare standards: è un bel disco e si sente già una bella mano, ma il bello verrà nei successivi vent'anni dove la piena maturità compositiva uscirà fuori alla grande. Poi, anche io mi ascolto le cose dell'ultimo Zawinul, di tanto in tanto, e col dovuto rispetto. Però quando mi piglia il magone, (sai: 'sti vegliardi!) mi riacchiappo il meglio del meglio, cioè i WR degli anni settanta!
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  18. SYMBAD_BASSIST | il 11 giugno 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    ...e comunque anche se dissento un po' dalla valutazione del disco 1) la mia opinione è solo la mia, vale solo... 'per uno' e chiunque può sentirsi a pieno diritto più vicino ad un certo 'periodo' della vita artistica di un musicista più di un altro 2) la recensione è scritta con impegno, sentimento, RISPETTO e passione per un artista tra i più rappresentativi della world music, del jazz e della fratellanza tra popoli; non è uno scherzo; una sera Joe, che si trovava a suonare nella 'South Belth' Usa razzista nei primi '60 con tutti musicisti neri per un pubblico di soli bianchi, si rifiutò di suonare e ne uscì fuori una questione nazionale (e ci scappò pure un morto) se mi ricordo bene. Perciò 3) devo dare il mio modesto voticino.
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  19. ODRADEK | il 11 giugno 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Symbad, attento all'alimentazione. Non è bello presentarsi qui con la dissenteria...:))) Arriciao
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  20. STOOPID | il 12 giugno 2006 dopo mezzanotte | Voto: | Voto al Disco:

    Ottimo Symbad.
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