George Benson: Beyond The Blue Horizon

Recensione di: charley , (il 1 settembre 2006 in seconda serata) | Voto: ●●●●● | Ascoltala / lo PrecedenteUna a casoSuccessiva

Copertina di George Benson Beyond The Blue Horizon

Odio Quincy Jones…

Capitava a volte che mio padre, ritirandosi a casa, portasse con sé qualche disco nuovo. Più che altro, mi ricordo di due casi (o meglio, a parte i numerosi dischi di Sinatra, gli unici degni di nota): “Live in New York” del buon Springsteen e una raccolta di tale George Benson.

Io dovevo avere intorno agli 11, 12 anni: il primo lo ignorai bellamente (me ne sarei pentito anni dopo); del secondo, mio padre ebbe a dire “boh, mi hanno detto che è un chitarrista” . Di chitarra ce n’ era ben poca, in quel best of, anche se dalla copertina e dal booklet pareva in effetti che questo tizio ci avesse avuto parecchio a che fare: riconobbi giusto “Give me the night”, perché la trasmettevano qualche volta alla radio come intermezzo, e poi lo gettai bellamente nel dimenticatoio. Mi ricapita sotto le mani anni dopo (pochi mesi fa): è pop anni ’80, puro e cristallino, però… però c’è qualcosa, qualcosa di diverso in quel modo di suonare la chitarra, nel mood di “This masquerade”, e soprattutto nell’ assolo con vocalizzi annessi di “Love ballad”. Cerco, trovo, scopro che il signore in questione è effettivamente un chitarrista jazz con due palle così, finito poi tra le sapienti (orrorifiche?) mani del produttore di Jacko, che lo ha portato alla ribalta della scena pop mondiale con l’album “Give me the night” dell’80. Ma quella, fortunatamente, è un’ altra storia…

Prima, negli anni ’60, Benson, ora attempato signore tornato su più congegnali lidi jazz, viaggiava a vele spiegate tra collaborazioni con gente tipo Wes Montgomery (di cui era ritenuto il più probabile erede), Stanley Turrentine e anche col divino Miles nel cielo, ed era particolarmente apprezzato per la sua capacità di unire una assoluta padronanza dello strumento con una velocità fantasmagorica, fantasia ed un eclettismo stilistico senza pari. Nel ’71 il nostro è nella scuderia CTI di Creed Taylor, e chiama con sé un certo Jack DeJohnette (non vi dico neanche a quale strumento), Ron Carter al basso, Clarence Palmer all’ organo, alle percussioni Michael Cameron e Albert Nicholson. Per fare che? Perché Benson lo sa, Miles lo ha detto con un doppio album, che la strada del jazz è aperta, aperta al rock, al funk, alle chitarre, al soul: la next big thing è la fusion. E come si può inaugurare un grande disco fusion? Eh eh… Vi piace la musica? Sì? Allora avrete in casa “Kind of blue”: bene, andatelo a prendere e mettetelo nel lettore, se non avete il dischetto in questione, procuratevelo (pazzi!). Tutti sanno come comincia: So what, Amen. Bene, riascoltatevi ‘sto popò di roba. Fatto?

Bene, ora prendete l’album che sto recensendo, e fatelo partire. Benson e la sua cricca di pazzi sacrileghi prendono la composizione davisiana e la sbattono, la maltrattano, la strapazzano, la rivoltano fino a renderla irriconoscibile, con quella partenza con un basso profondo, che si sobbarca il compito di mostrare il tema, DeJohnette che si scatena alle pelli e l’organo che dipinge scenari fumosi, oscuri, che mostrano l’anima nera racchiusa in questo brano, spingendolo in territori vicini al funk e al soul, lontani dall’aria swingante, notturna e terribilmente di classe del capolavoro davisiano. Fino all’arrivo del buon Benson, che ricama riff su riff, nota su nota, il tutto con una logicità ed una chiarezza d’idee insperata, dimostrando, come se ancora ce ne fosse bisogno, quanto la chitarra sia uno strumento versatile e tranquillamente utilizzabile anche in genere dal quale abitualmente è stata esclusa qual è il jazz. This is fusion. E come in ogni standard jazz che si rispetti, la pre-chiusura è affidata alla sezione ritmica, con Carter e DeJohnette che si inseguono, rotolano, lottano in un duello che pare senza fine, i due sembrano sempre sul punto di placarsi, salvo poi tornare, placidamente eppure vigorosamente a combattere, sino al finale con tema ad libitum, che prima però si contorce su se stesso come un serpente. Potrebbero bastare questi 9 minuti e venti a dare un senso a quest’album.

Invece, ascoltare perle come “The gentle rain” fa bene all’anima, e, parliamoci chiaro, farlo in riva al mare fa terribilmente cool: sentite quant’è sensato eppure sentimentale, senza patetismi, quel fraseggiare di Benson, ogni nota al posto giusto, crea quell’impalpabile atmosfera di fine estate che non so spiegare, poi l’organo spinge il pedale sul territorio di memorie felici, che sopraffanno sempre più l’ascoltatore, fino al ritorno di una calma soddisfatta col tema centrale. Ah… “All clear” è quasi un divertentissement del nostro, il punto è che fa divertire pure noi: anticipa certe sue intuizioni, oltre a mettere in risalto, ancora una volta, la sua incredibile abilità tecnica, oltre che la qualità della sezione ritmica che lo supporta; insomma, vi ritroverete facilmente a far finta di avere una chitarra in mano a fare facce da guitar hero consumato. “Ode to a Kudu” è un’altra gemma: ricorda certi paesaggi, ariosi, soleggiati e malinconici, descritti da Paolo Conte, perso tra milonghe e blue Hawaii, a dream in a dream, con una chitarra sognante che traccia le linee di un disegno che spetta a noi colorare. Gemma nella gemma.

Infine, “Somewhere in the East” ci porta appunto verso mondi orientali o comunque esotici, verso ambienti onirici e selvaggi, tra bestie anomale che si agitano nell’ aria e suoni di oscura provenienza dipinti dagli strumenti musicali, che, nel brano forse più sperimentale dell’album e che rimanda a certe atmosfere mingusiane, si agitano sbilenchi verso una conclusione che sembra essere più che un addio un arrivederci, perché i nostri sanno che ritornete presto sui loro lidi, a risentire le loro meraviglie jazz rock. Un gioiello da disseppellire insomma, roba che potrebbe far piacere la fusion anche a certi puristi, un’opera non sconvolgente né rivoluzionaria ma che dà gradualmente assuefazione. Un’opera che rischiavo di non arrivare mai ad ascoltare, perché sepolta nel passato di un autore che, complice la Warner, di lì a sei anni passerà ad album più smaccatamente pop, che ci hanno fatto perdere, come dice il booklet, “his lucid and adventorous playing” .

Per questo odio Quincy Jones.

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Sommario

George Benson: Beyond The Blue Horizon;
Recensione di charley per DeBaser
, 9/1/2006 10:32:00 PM (●●●●●)

Anno: 2001

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Informazioni nel web:

Album collegati: Beyond the Blue Horizon

Artisti collegati: George Benson (non è DeFinit_)

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Voti e commenti

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  1. GIORGIOLADISA | il 2 settembre 2006 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    ...
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  2. SFASCIA CARROZZE | il 2 settembre 2006 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Pur non de-qonosc(i)endolo et dopo aver de-letto la Sua pregevole narratio-disamina.. quasi-quasi, mi stà un poquito antipatiquo pure à mé (Quinsi Gions.. per intenderci). Ossequiosi ossequi a plurimità. Your s.c. di (s)fidcia.
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  3. ZION | il 2 settembre 2006 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Stupendo, l'album che preferisco di Mr. George insieme al bellissimo "Body Talk". Avrei inserito anche un Funk tra i DeGeneri ;-) In ogni caso, ottima rece
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  4. ZION | il 2 settembre 2006 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    La tracklist, comunque, è quella della ristampa della CTI del 2001, e contiene anche versioni alternative di tre pezzi del disco. Da non perdere
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  5. CHARLEY | il 2 settembre 2006 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Eheh, sapevo che ti sarebbe garbata Zion; anch'io ho la versione con le bonus tracks, tuttavia preferisco recensire l'opera dell'autore in quanto tale, senza bonus, hidden, never released tracks, anche se condivido, in questo caso meritano; effettivamente il funk ci sta tutto
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  6. ODRADEK | il 2 settembre 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Ci sono diversi buoni motivi per amarlo, Quincy Jones (e non mi riferisco a quelli che conosce N. Kinski) Ad esempio la soundtrack di "The Pawnbroker". Ma comprendo quelli che hanno generato il tuo odio. Bella pagina.
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  7. RINGOSTARFISH | il 2 settembre 2006 in prima serata | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    visto che amiamo tutti blue horizon e quindi abbiamo tutti assaporato qualcosa di speciale (anche Lumpy Gavy non era male però tra quelli da citare del periodo classico...) non facciamo i superficiali.con Quincy Jones Benson ha realizzato solo il primo album della "conversione pop", e magari fossero rimasti tutti sul livello di quel magnifico disco. Give Me The Night è uno dei più perfetti punti d'incontro tra jazz chitarristico e smooth-soul in godibile vena disco music (ma tutti all'epoca si confrontavano con la disco, non è ua colpa, dahli Stones di Some Girls al James Brown di Original Disco Man al McCartney di Goodbye Tonight agli Earth Wind & Fire di Boogie Wonderland ai Fleetwood Mac ecc ecc). E anche solo "Walking In Space" potrebbe essere un buon motivo per smettere di odiare Quincy Jones. Inoltre la svolta pop ha permesso di farci sapere che Benson oltre ad essere un geniale chitarrista è anche un OTTIMO cantante (prima quasi totalmente non valorizzato). Colpa sua e non di Quincy se negli immediati album successivi a Give Me The Night (come l'osceno 20/20) si è messo a camminare da solo inciampando goffamente su se stesso...
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  8. RINGOSTARFISH | il 2 settembre 2006 in prima serata | Voto: | Voto al Disco:

    A mio modestissimo parere Give Me The Night e Off The Wall sono tra i più riusciti album di musica leggera nera...
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  9. CHARLEY | il 3 settembre 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    Beh, purtroppo non posso giudicare album per album il periodo "pop" del nostro. L'odio verso Quincy Jones è provocato in questo caso dal fatto che ha spinto Benson lontano dal jazz, privandoci di uno dei suoi cantori, anche se so che ci sono molti altri ottimi motivi per amarlo (per es., come dici tu stesso, Off the wall). Goodbye tonight del Macca è disco???
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  10. TOBBY | il 3 settembre 2006 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Bella bella la rece!
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  11. MORNINGSTAR | il 4 settembre 2006 all'alba | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Son d'accordo con te, questo una volta era un chitarista coi contro-fiocchi e alla fine e' diventato un cantante abbastanza mediocre (non l'ho ascoltato bene, ma la roba pop di Benson non mi sembra di particolare qualita', non per svilire il pop come genere che ha tutta la sua dignita'). La leggenda vuole che abbia ascoltato Pat Martino e chi gli sia venuta voglia di smettere perche' si sentiva inferiore, credo che comunque e' solo una leggenda...
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  12. MASSIMOF | il 4 settembre 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Grande Charley! Un appunto: Hai ignorato il live di Springsteen? Pazzo :-)
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  13. CHARLEY | il 4 settembre 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Lo so sono stato un folle, ma ho rimediato, ti assicuro... :-)
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  14. MORNINGSTAR | il 4 settembre 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Sinceramente Springsteen a me sembra una brutta copia ridotta e impoverita di Dylan, una montatura delle case discografiche, uno con cinquanta ville che scrive le canzoni sugli hobo degli anni 30, in poche parole una commercialata. Non voglio litigare con nessuno pero', anche perche' in questa bella recensione e' un argomento che non c'entra una beata minchia.
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  15. WANDERER | il 24 settembre 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    E' vero, un album come questo può farti veramente odiare Quincy Jones... Recensione magnifique.
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  16. NIGHT87 | il 4 novembre 2007 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Molto bella la recensione, mi procurerò il disco. Morningstar mi dispiace ma ogni volta riproponi lo stesso stupidissimo stereotipo su Springsteen: può anche non piacerti come musicista, ci mancherebbe, ma quando leggo certe cose penso davvero che certe persone si siano fermate al look di born in the usa talmente sono povere di argomenti. Ah e non dimenticare che il tuo caro Dylan, che per inciso è il più grande di tutti nel suo campo, ha prestato negli ultimi tempi diverse sue canzoni per scopi non troppo nobili dato che fai questi discorsi che non c'entrano niente con il valore dell'artista.
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  17. HYMNEN | il 24 dicembre 2008 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    il disco e' bellissimo, Benson ha una tecnica fenomenale uno stile unico e un feeling da brivido. la recensione e' perfettamente descrittiva
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  18. WORKHORSE | il 8 novembre 2009 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Conosco George Benson, è un grandissimo.
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