DARKEL
Come se la tua vita fosse una citazione.
Qualcuno nello stesso momento sta vivendo le tue stesse emozioni? Forse si, ma non sarebbe una sorpresa. Allora "Be my friends" e ricordati che abbiamo già vissuto quell' emozione... oppure che qualcuno ti sta bleffando, mettendoti nella condizione di avere un deja vu. No, questo qualcuno non sono io, ma è Jean-Benoit Dunckel, uno dei due Air, che da ora in poi chiameremo Darkel.
Pensate di essere naturali quando vi guardate allo specchio? E' inutile, non lo siete, vi state già falsificando. Ma poi scoprite che questo gioco vi piace: iniziate ad avere qualcosa in comune con Darkel, che è andato a cercare Corgan "At The End Of The Sky" ed è un miracolo che non l'abbiamo ritovato pelato. Ma non fate come lui... occhio che rischiate di perdervi, di non trovare più chi siete. E' lui che sta cercando voi. Darkel amerebbe fare la vostra controfigura, forse perché è lì che tenta disperatamente di vivere più vite, di impossessarsi anche di quello che non gli sarebbe dato naturalmente di avere. E' contronatura, ma chiamatelo scemo. E quando sentite "Pearl" capite perché i vostri presentimenti si perdono in fondo ai cassetti, e perché scrivere post - it non vi ha mai aiutato a ricordare niente al quale non foste veramente interessati. Perché Darkel non ha mai fatto del manierismo una maniera. Ma una miniera, di musica. E scrivere canzoni così sexy non è da tutti. C'era riuscito Gainsbourg, che a letto ci portava Bardot e Birkin. Ma nel rock è sempre stato il cantante ad essere sexy, più che la canzone. Non si può dire lo stesso di "Beautiful woman", che è come scoprire qualcosa guardando la pellicola in controluce. Qualcosa di davvero seducente. O "Bathroom spirit": la sua formula emolliente lascia una sensazione di nutrimento e morbidezza, ascolto dopo ascolto.
Ditemi ora, qual è la vostra stanza preferita?