Gianmaria Testa: Da Questa Parte Del Mare

Recensione di: Hal , (il 6 novembre 2006 nel tardo pomeriggio) | Voto: ●●●●● | Ascoltala / lo PrecedenteUna a casoSuccessiva

Copertina di Gianmaria Testa Da Questa Parte Del Mare

Le persone che hanno visto il mare si riconoscono dagli occhi perché ne conservano la meraviglia nello sguardo e spesso li tengono sbarrati anche nel sonno, quando il letto di crine o foglie di pannocchie diventa una placenta in cui nuotare, sognando quello che verrà dopo la morte.
(Salvatore Niffoi - La vedova scalza)

Sì, ha ragione Niffoi nel descrivere la sorpresa infinita che vive nello sguardo di chi ha visto il mare. Però non è sempre così, perché esiste anche un altro mare, che non desta meraviglia, ma che è prigione e speranza nello stesso tempo. È il mare che ci divide da terre di miseria perdute oltre il nostro orizzonte, il mare attraversato giorno e notte dalle barche di clandestini, che spesso nelle sue acque trovano solo una morte pagata a caro prezzo. Sono anni che rottami malandati partono e affondano in mezzo a questo mare, tra indifferenza e indignazioni diverse. . . contrastanti. Abbandonate le langhe e la nebbia natia, Gianmaria Testa oggi ce ne parla in questo concept-album con lo sguardo di chi sta dall'altra parte di questo mare. Racconta con tutta la sua delicatezza le speranze, le disillusioni, le urla, la vita quotidiana, la disperazione. Queste canzoni, però, non sono state scritte per loro. Gianmaria Testa dice che non ne sarebbe capace. Per chi allora? Per sé e per noi. Forse solo per provare a capire meglio. Allora vediamo questo mare della speranza e della morte, ma saremo capaci di mantenere alto lo sguardo?

Una migrazione comincia sempre con una partenza ("Seminatori di grano"). Uomini e donne "con passo lento silenzioso, accorto" si radunano per partire cercando "quello che non c'era dietro i binocoli della polizia". La chitarra e i violoncelli malinconicamente accompagnano il loro passo all'alba sull'altipiano, mentre la voce di Testa misura attentamente le emozioni scrivendo la cronaca di una storia tristemente quotidiana, mentre il clarinetto di Gabriele Mirabassi intona un tema che sa amaramente di abbandono.
L'imbarco e il viaggio ("Rrock") è fatto di stupore inatteso per le acque bagnate dalla notte ("ma non era così che mi avevano detto il mare") e dei primi pensieri per i parenti stretti rimasti a terra a "masticare la strada". La musica dipinge un quadro che accenna temi orientali delineati dal dialogo tra il clarinetto di Mirabassi e l'incisiva chitarra elettrica di Bill Frisell in un crescendo di agitazione, come le onde del mare, supportato dal contrabbasso di Enzo Pietropaoli. L'ansia, però, si spegne nella quiete della splendida canzone seguente - "Forse qualcuno domani" - dove, con il supporto della bella fisarmonica di Luciano Biondini, la chitarra e la voce di Testa evocano, con forme lievemente nostalgiche, il primo ricordo della terra lasciata alle spalle, parlando ora di una luce, ora di una voce, ora di un nome dimenticati.

Fra incubo e sogno la traversata prosegue nella notte e il pensiero delle anime sulla barca ondeggia e si perde al canto di una sirena, rivolgendosi agli abitanti delle imbarcazioni appoggiate sul fondo del mare, naufragate inseguendo talvolta speranze, spesso chimere ("Una barca oscura"). L'atmosfera onirica di questo passaggio è data dai colori tenui sempre del clarinetto e della fisarmonica, ma anche dalla voce pacata di Testa che contrasta con l'amarezza delle parole ("in fondo al mar profondo/ ci lascio il canto mio/ che non consola/ per chi è partito/ e si è perduto al mondo/ in fondo al mare").
Il risveglio è la terra promessa, ma non mantenuta ("Tela di ragno"). La musica diviene ruvida e la voce impolverata come la strada. Alla chitarra di Bill Frisell - che ricorda alcune escursioni blues del chitarrista americano - si aggiunge la frenetica tromba di Paolo Fresu ad accompagnare parole altrettanto abrasive, ma lucide nel descrivere il nostro sguardo infastidito nei confronti di chi "tende la mano al semaforo rosso". L'umanità di Testa trova poi ulteriore sfogo nella canzone seguente, "Il passo e l'incanto", nel quale si comprende come il ricordo e l'immaginazione possa pervadere la vita di coloro che sono stati rovesciati sull'altra sponda del mare per non tornare indietro ("ma sono già stato qui/ in qualche altro incanto/ sono già stato qui/ mi riconosco il passo"). Il senso attuale di déjà-vù diviene palpabile insieme alla consapevolezza di ciò che si è necessariamente lasciato alle spalle. Forse uno dei momenti più intensi di questo racconto in canzoni.

Fino a questo punto dell'album si scopre un Gianmaria Testa un po' diverso dai lavori precedenti. Certo, alcuni elementi tipici della sua poesia musicale permangono immutati, ma musicalmente si nota una raffinatezza particolare accanto alla ricerca di un suono non omologabile a quello dei dischi passati. Forse molto si deve alla sua capacità di lavorare con altri musicisti, ricercandone l'apporto personale, ma si avverte anche la mano della produzione di Greg Cohen. Tuttavia, nei passaggi successivi sembrano tornare momentaneamente a prevalere le sue originarie sonorità, specialmente grazie alla chitarra acustica e le parole che proseguono la storia dei clandestini, costretti talvolta a separare corpo e mente, l'uno sdradicato, l'altra rivolta a desideri e rimpianti, forse perché chi cambia di cielo non cambia di animo ("3/4"). Passaggi dolceamari sfociano, quindi, nella colorata e ironica vitalità della ballata/filastrocca "Al mercato di Porta Palazzo", che, tra "femmine da ragazzo" con le gonne nere, file di "uomini da bastone" e documenti da esibire, racconta la storia di un bimbo che nasce sgravidando "sul suolo pubblico comunale" del mercato pubblico affollato da genti diverse.

I tre brani finali si muovono da prospettive differenti per chiudere il cerchio di questo racconto. Il primo - "Ritals" - ci rappresenta la maturazione della consapevolezza relativa alle difficoltà dell'immigrato ("lo sapevamo anche noi/ e una lingua da disimparare/ e un'altra da imparare in fretta") in un contesto musicale ancora una volta di stupefacente raffinatezza e apparente semplicità, con i violoncelli ancora sullo sfondo a dare profondità e le chitarre in primo piano a supportare la voce calda e coinvolta di Testa nell'interpretazione.
"Miniera", invece, è l'unica canzone che non appartiene a Testa essendo stata scritta da Bixio e Cherubini nel 1927, in un periodo, dunque, in cui erano gli Italiani a dover lasciare la propria terra ("vien di lontano un canto così accorato/ è il minatore bruno laggiù emigrato/ la sua canzone è il canto di un esiliato"). Ecco così un parallelo tra storie lontane nel tempo, ma vicine nella sostanza, sottolineato dalla riscoperta di una canzone semplicemente splendida.
Diverso, ma altrettanto affascinante, è il finale de "La nostra città". È il punto di vista di chi ha raccontato. Gianmaria Testa rimane così da solo con la sua chitarra per lasciarci con una piccola canzone impressionista che racconta una città piccola dove non passano i tram, ma in compenso scorre il fiume. È da questa città, da questa piccola città con il suo fiume affollato di foglie secche che Gianmaria ha gettato il suo sguardo lontano come forse non aveva mai fatto prima. E l'ha fatto per sé e per noi che stiamo da questa parte del mare.

Pensiamoci.

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Sommario

Gianmaria Testa: Da Questa Parte Del Mare;
Recensione di Hal per DeBaser
, 11/6/2006 4:14:00 PM (●●●●●)

Generi: ,

Informazioni nel web: Radio Fandango 2006

Artisti collegati: Gianmaria Testa «L'esempio migliore che grandi cantautori come Faber o De Gregori oggi non sarebbero stati cacati neanche di striscio...proprio come…»

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Voti e commenti

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L'opera è stata votata validamente 6 volte, ottenendo una media di 4.50

  1. BIRBABIRBA | il 6 novembre 2006 in prima serata | Voto: 1 | Voto al Disco:

    E' un tuo compagno di classe?
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  2. METALLAROBIONICO | il 6 novembre 2006 in prima serata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    birbabirba secondo me un po' impulsivo, lasciatelo dire...
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  3. BISIUS | il 6 novembre 2006 in prima serata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Bannate Birbabirba, al più presto e il più velocemente possibile. Ti devo dire per forza qualcosa su questa recensione? Forse una (ripetuta due volte): CLAP CLAP.
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  4. ZAIREEKA | il 6 novembre 2006 in seconda serata | Voto: | Voto al Disco:

    Io ho vissuto quasi solo ed esclusivamente di musica italiana per moltissimi anni. Ora, non so perchè, per avvicinamrmi ad autori che non conosco ci metto un pò e sono molto restio. Testa è uno di questi. Prima o poi ci proverò. Ciao Hal
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  5. STOOPID | il 6 novembre 2006 in seconda serata | Voto: | Voto al Disco:

    La leggerò con la dovuta calma, anche perchè l'ho visto dal vivo pochi giorni orsono, e me la voglio proprio godere...
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  6. JOHNOFPATMOS | il 6 novembre 2006 in seconda serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    Oh, Hal, me l'avevi annunciata, ed eccola qui questa bellissima recensione:)) Album in salita, questo per me. Molto meno immediato di altri lavori di Testa, in primis del bellissimo "Il Valzer d'un Giorno" che è stato per me il primo incontro con questo grande cantautore. Canzoni più meditate rispetto a prove precedenti, che ti ipnotizzano sin da subito, senza capirle però fino in fondo, a volte. Bellissima e tenera "Al Mercato di Porta Palazzo", un pugno nello stomaco invece "Tela di Ragno", io ci vedo dentro la comunicazione di un disagio davvero inquietante. Un caro saluto, JoP
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  7. ZAIREEKA | il 6 novembre 2006 in seconda serata | Voto: | Voto al Disco:

    Dimenticavo. Anche io ho bisogno di leggerla con un pò di calma. Oggi è stata una dura giornata di lavoro, domani.
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  8. LELLO | il 6 novembre 2006 in seconda serata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Carissimo Hal non sapevo di questa uscita e ti ringrazio in primis per la segnalazione e poi per la tua solita perizia, misto preciso ed organizzato di sensazioni e osservazioni.
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  9. KID_A | il 6 novembre 2006 in seconda serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    Un Gianmaria Testa mai così scabro nelle musiche e nei testi, quasi ostico. Sono lontane le melodie di Montgolfières, ma è giusto così. Non il suo miglior lavoro, ma è sicuramente un disco di cui si sentiva il bisogno. In tutti i sensi.
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  10. KID_A | il 6 novembre 2006 in seconda serata | Voto: | Voto al Disco:

    Ah dimenticavo, Hal praticamente perfetto. Ma credo che ça va sans dire :-)
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  11. OCEANSIZE | il 6 novembre 2006 in seconda serata | Voto: 4 | Voto al Disco:

    nice
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  12. FRANTZ | il 7 novembre 2006 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    Questo disco è di una tristezza d'animo infinita, l'ho ascoltato ma l'ho lasciato li. Recensione come sempre inappuntabile.
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  13. MASSIMOF | il 7 novembre 2006 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Bella. Molto bella la recensione che porta il pensiero alla gente che attraversa i mari per sopravvivere. Da millenni. Povera gente e povere storie. Testa invece, nei miei giuidizi, galleggia ancora in un limbo.
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  14. JOSI_ | il 7 novembre 2006 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Chapeau (as usual... anzi more than usual)
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  15. GRASSHOPPER | il 7 novembre 2006 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Purtroppo conosco solo due dischi dell'ottimo Gianmaria Testa, ma in quello che ho sentito ho trovato echi sia di Paolo Conte (per l'aspetto "nostalgico") che di Ivano Fossati (per altri aspetti, tra cui la centralità del mare nei testi e anche nelle musiche). E siccome si tratta di due autori tra i miei preferiti in assoluto, anche Gianmaria Testa non può che piacermi. Disco da mettere nella già enorme lista della spesa. Recensione... c'è bisogno di dirlo ?
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  16. JIMMORRISON | il 7 novembre 2006 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Dovessi trovarne una che non mi piace, sei sempre al top Hal. Mi spiace però leggere pseudopfuicommenti come quello di birbabirba in pagine splendide, come questa...
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  17. JIMMORRISON | il 7 novembre 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    Il disco l'ho comprato la settimana scorsa...
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  18. SYMBAD_BASSIST | il 7 novembre 2006 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco:

    da reperire quanto prima? Conosco Testa molto di sfuggita: mi ricordo il brano delle mongolfiere (bellissimo) ma niente più. Mi riprometto di riparare a settembre.
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  19. HAL | il 7 novembre 2006 verso mezzogiorno | Voto: | Voto al Disco:

    Grazie dei passaggi in questa pagina, scusatemi se non vi risponderò individualmente, ma preferisco aggiungere tutto quello che non ho scritto per non appesantire ancora una recensione fin troppo lunga. E' nata così, invece di solito non mi piace soffermarmi sulla descrizione di un disco track by track, ma questa regola deve avere le sue eccezioni. In questo caso essendo "Da questa parte del mare" un concept album costruito secondo una logica nella quale - a detta del suo autore - ogni canzone è un capitolo di un racconto unitario, mi sembrava più giusto e utile "leggerlo" dettagliatamente. Come sa già John of patmos, con il quale ne abbiamo parlato qualche giorno fa, secondo me questo disco di Testa è meno "facile" e intuitivo dei suoi precedenti, ma non meno bello, anzi ha in sé il grande pregio di crescere ascolto dopo ascolto. E' un disco incredibilmente ricco sia per le tematiche sollevate, che musicalmente. Inoltre, colpisce la cura incredibile per l'insieme, per la logica, l'organicità e la coerenza che lega le singole parti che lo compongono. Credo, dunque, che sia il lavoro più ambizioso, in termini di costruzione musicale e di testi, che Gianmaria Testa abbia finora realizzato. E' così un disco che segna un passaggio importante nella storia musicale di Testa, perché cambia in parte la rotta che aveva finora tracciato. Ed era obiettivamente difficile sia fare questa scelta di scrivere un disco del genere. I rischi erano tanti. Lasciare alcune certezze rischiando di cadere nella demagogia spicciola, nei cliché, nella banalità. Invece Testa è riuscito a dare una lettura personale, intensa, fondamentalmente umana di un fenomeno complesso/discusso come pochi oggi, fornendoci tra l'altro non pochi spunti di riflessione. In questo, nelle finalità e nelle modalità, intravedo un legame con Faber perché questa umana riflessione parte da un'anima. E questo è il pregio più importante. Secondo me ci è riuscito anche grazie al suo carattere. Ho avuto modo di parlarci un paio di volte dopo aver assistito a dei suoi concerti. E' una persona attenta, sensibile e intelligente. Non comune. Forse anche per queste caratteristiche lavora così bene con gli altri. Sotto questo aspetto Testa incarna l'idea della costruzione per certi versi collettiva di un disco, dove ognuno può e deve dare il suo apporto personale in termini di idee musicali e non. Ecco perché credo che la presenza di G. Mirabassi, E. Pietropaoli, B. Frisell, G. Cohen, F. Biondini, F. Garcia, P. Ponzi, C. Dadone, P. Fresu ecc ecc sia raffigurativa di una partecipazione attiva alla costruzione, non dunque semplici ospiti o comprimari. Anche questo è un aspetto direi importante e non comune. Infine mi piace molto il modo che Testa usa per realizzare i suoi progetti, non sforna un disco all'anno per contratto, ha i suoi tempi, li segue e li riempie con tanti progetti diversi sempre ponderati con attenzione. Non comune anche questo. Un'ultima cosa: da evidenziare anche la cura dell'editing del cd, praticamente un libro curato in ogni particolare foto testi e quant'altro. Insomma tutte queste ragioni mi hanno fatto propendere per una valutazione più che positiva di questo disco, spero che possa piacere e interessare anche ad altri passanti di queste pagine. A tal fine ho inserito i samples di quasi tutti i brani del disco. Ciao a tutti
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  20. ZAIREEKA | il 7 novembre 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    HAL, nel primo brano e ultimo brano il cantato mi ricorda un pò Fossati. In un altro brano mi ricorda Tom/Vinicio Waits/Capossela. Sbaglio? Le parti strumentali paiono molto belle.
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  21. WANDERER | il 7 novembre 2006 in prima serata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Accolgo con particolare entusiasmo questa recensione, per varie ragioni: 1) non ho sentito nulla di Gianmaria Testa finora, anche se me ne hanno parlato sempre benissimo; 2) lo vedrò dal vivo il 17 dicembre (con ospite speciale Erri De Luca), inserito nella stagione jazz del Brass Group; "La vedova scalza" di Niffoi è stata una delle mie letture più belle di questi ultimi mesi. Che dire di più...il solito five è sempre poco.
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  22. AMALTEO | il 8 novembre 2006 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    altro gusto musicale che abbiamo in condivisione! non ho ancora il disco, ma la tua recensione invita all'ascolto. ciao
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  23. STOOPID | il 9 novembre 2006 dopo mezzanotte | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Letta. Eccelsa, come Testa dal vivo.
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  24. HAL | il 9 novembre 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Beh zaireeka dato che la produzione è di Greg Cohen (bassista di waits per anni) direi che l'impressione è giusta, ed anche l'impronta di fossati mi sembra presente. Wanderer leggi anche la leggenda di redenta tiria ti piacerà, poi ti dirò dei libri pubblicati dall'editrice Maestrale. Testa dal vivo l'ho sentito diverse volte e non mi ha mai deluso stoopid posso quindi capire. paolo quando ascolti il cd fammi sapere cosa ne pensi, mi farebbe piacere. haloa
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  25. SOCRATES | il 9 novembre 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Non ti nascondo che, pur non mettendo in discussione il valore del cantautore, non mi ha mai conquistato. Gli ho dato più di una chance, ma i suoi cd passano raramente per il mio lettore. Lo ascolterò, comunque, anche perché dici che è diverso dai lavori precedenti.
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  26. HAL | il 9 novembre 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Ma nemmeno Montgolfieres Socrates? Un'altra chance almeno a quel disco oltre questo, che diverso nella continuità con i precedenti però. Ciao :)
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  27. CABERNET | il 1 aprile 2008 in seconda serata | Voto: | Voto al Disco:

    l'essenzialità e la profondità con le quali viene "sussurrato" questo disco me l'hanno fatto amare dal primo ascolto. Recensione splendida.
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  28. CABERNET | il 1 aprile 2008 in seconda serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    e quindi voto... maledetta sbadataggine!
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  29. GUSTAVOTANZ | il 16 febbraio 2009 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Ma non era così che mi avevano detto il mare...
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