Borknagar: Origin

Recensione di: OzzyRotten , (il 17 novembre 2006 verso mezzogiorno) | Voto: ●●●● | Ascoltala / lo PrecedenteUna a casoSuccessiva

Copertina di Borknagar Origin

Chi conosce e segue i Borknagar dall'inizio della loro carriera ed è conscio della poliedrica, multiforme, venatura compositiva che li anima, certamente potrà affermare con sicurezza che, riguardo alle sperimentazioni sonore, alle esplorazioni avanguardistiche e di folclore, questi non sono secondi a nessuno, e a nessuno sembrano voler dare conto. E allora, ecco che tra le mani ci troviamo questo nuovo "Origin" che, tanto per dirlo subito, di peculiare ha l'essere un lavoro totalmente acustico ed orchestrale, e quindi, ne consegue, che nulla ha del Black e del Metal di fondo, che quasi sempre ha accompagnato la band sin dagli albori della propria palingenesi.

"Origin" è un prodotto sopraffino e raffinato, suonato e pensato in maniera talmente tanto ariosa e fantasiosa da risultare sconcertante. Nelle ombre che i suoni lasciano durante il dispiegarsi delle canzoni, si percepisce sempre e comunque il cosiddetto "mood" che ha fatto la fortuna dei Borknagar con il passare degli anni, e questo, alla fine, è l'unico punto di contatto che questo album ha con gli ottimi suoi precedenti.
Non bisogna mai dimenticare che quando si parla di questa band, si discute di personaggi del calibro di Øystein G. Brun, chitarrista preparato, serio, e soprattutto impegnato sino in fondo nel creare e plasmare la materia cosmica ed evanescente che i Borknagar partoriscono, e ancora, parliamo di Vintersorg, cuore pulsante di una direzione artistica che di scontato, lo si può dire forte, non ha proprio nulla, e chi lo conosce e lo segue già con i suoi "Vintersorg", appunto, o con gli "Otyg" sa bene di che pasta sia fatto, oppure, perché non citare anche Tyr, bassista talentuoso che molto deve alla scuola Black Sabbath e Seventies, e che è stato componente di pilastri del genere estremo scandinavo come Satyricon ed Emperor.

Capirete, dunque, che dietro simili premesse e garanzie, questo cd non possa che essere qualcosa di davvero, ma davvero, straordinario da qualsiasi punto di vista lo si voglia analizzare. E non è tanto per dire. Certo, magari i fans avrebbero meglio recepito un lavoro che, diciamo così, "investisse" sulla durezza e la pesantezza dei suoni ma, se si riescono a mettere da parte i preconcetti facili e l'ortodossia estrema a cui i Borknagar "sembra" appartengano, allora, spogliati da tutto quanto possa essere d'impedimento e d'ostacolo al piacere che un simile album può dare, si capisce bene perché, in molti già lo acclamino come indimenticabile e prezioso. Gli ingredienti ci sono tutti e vengono dispiegati a profusione: si passa con facilità dal folk triste e sommesso, quasi crepuscolare di "Earth Imagery" e di "Grains", alle orchestrazioni propriamente dette di "White" (a parere di chi scrive il miglior brano dell'intera opera) che per dare i brividi alla schiena sono una panacea formidabile. Ed ancora, sulle stesse coordinate ma contraddistinte da un variegato universo che si permea di cosmicità e di intimismo, "Cynosure" e "Acclimation", fino all'ultimo episodio "The Spirit of Nature" in cui, se si chiudono gli occhi, e se si è capaci di immedesimarsi in certi paesaggi ed in certe atmosfere, sembra quasi di trovarsi in mezzo a campi verdissimi, o lungo ruscelli di acqua limpidissima e fredda al tatto.

L'unica pecca, se così la vogliamo chiamare, la si trova in "Ocean Rise", un brano che già faceva parte di "The Archaic Course" e che ha sempre rappresentato un classico del repertorio, ma che qui, dato in versione acustica, non regge proprio il confronto con l'originale in quanto a ricercatezza e sensazioni. Certo, un confronto non si può fare, visto che adesso al microfono c'è Vintersorg che lo rilegge in una chiave diversa e drammatica rispetto a ICS Vortex (oggi nei Dimmu Borgir e negli Arcturus) che di suo aveva un piglio maggiormente aggressivo, seppur ispirato, al cantato.

Ma queste sono solo piccole, microscopiche smagliature in un album perfetto, come ho già ripetuto tanto in questa recensione, e che, per quanto riguarda tutto il resto, avvicina i Borknagar di oggi, alla levatura mastodontica ed irraggiungibile di band ben più blasonate, differenti, è giusto, ma a cui questi non debbono nulla chiedere e nulla invidiare; un esempio su tutti: gli Opeth.

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Sommario

Borknagar: Origin;
Recensione di OzzyRotten per DeBaser
, 11/17/2006 1:34:00 PM (●●●●)

Anno: 2006

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Informazioni nel web: Sito Ufficiale

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Voti e commenti

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L'opera è stata votata validamente 2 volte, ottenendo una media di 3.00

  1. CHATNOIR | il 18 novembre 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 3 | Voto al Disco:

    Hai approfondito molto bene la parte sentimental-emozionale della rece (mi incuriosisce 'sto disco), ma per chi non li conosce (è il mio caso)è difficile capire che tipo di musica facciano. Comunque non male.
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  2. DEATHINAUGUST | il 18 novembre 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    a me sembra invece che sia una recensione bellissima; ponderata, onesta nel dare un voto oggettivo ad un disco che ti è piaciuto molto; purtroppo non li conosco loro come gruppo ma i vari membri si per collaborazini e sideproject. concordo vivamente con l'ultima frase sugli opeth.
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  3. DEATHINAUGUST | il 18 novembre 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    non li conosco loro= non conosco loro come gruppo
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  4. OZZYROTTEN | il 19 novembre 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    C'è da dire che anche chi conosce i Borknagar e li segue da tempo, si trova, diciamo così, "in imbarazzo" nel dargli una collocazione precisa, visto che questi, come già ho scritto, sanno spiazzare e stupire ad ogni loro uscita. Ad ogni modo, consiglio, per chi naturalmente voglia approfondire la conoscenza della band, di andarsi ad ascoltare i primi due album dei Borknagar, che in quanto a bellezza non sono secondi a nessun altro lavoro (compreso questo, ed ecco la ragione delle 4 stelle anziché 5). Recensendo questo lavoro, che non può essere considerato nemmeno Metal, se proprio vogliamo dirla tutta, ho cercato, al solito, di concentrarmi su questo e solo su questo, volendo ignorare volutamente le realizzazioni precedenti, proprio perché non vorrei che il merito di quest'opera venisse inficiato da giudizi viziati da quanto la band è stata.
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  5. THIRDEYE | il 19 novembre 2006 in prima serata | Voto: 4 | Voto al Disco:

    Non l'ho ancora ascoltato, ma tutti ne parlano molto bene...insieme agli arcturus e a pochi altri sono i portabandiera del metallo pe(n)sante. Ascolto i Borknagar dai tempi di quintessence, e da allora è stata una continua scoperta per quanto mi riguarda....Interessante anche l'altro side-project di Vintersorg e Øystein G. Brun, Cronian. Comunque non vorrei dire na minchiata, ma Tyr non lasciò il gruppo nel 2004? mi sembra che ora suoni nei Borknagar solo dal vivo.....
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  6. HELLRING | il 19 novembre 2006 in prima serata | Voto: 4 | Voto al Disco: 1

    cacca
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  7. VINCENT VALENTINE | il 19 novembre 2006 in seconda serata | Voto: 4 | Voto al Disco:

    Bene buona recensione. Non li conosco però...
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  8. MISTERNO | il 21 aprile 2007 in prima serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    ei, ho voluto rileggere questa recensione (che lessi quando fu pubblicata), dopo aver approfondito bene la conoscenza del disco, lo trovo strepitoso,l'ho conosciuto grazie alla tua segnalazione... ho provato però ad ascoltare altro dei Borknagar, son troppo "duri" e soprattutto, io non amo il cantato Growl, tranne che in rarissimi episodi tipo nell'abum "Wildhoney" dei Tiamat... insomma, se ti andasse accetterei volentieri segnalazioni su questo genere, ma con molto Clean e poco Growl, certo a trovarne di dischi ispirati come questo... ti va di aiutarmi nella scoperta di questo genere, ma solo il lato più melodico e orchestrale... forse sto facendo solo confusione, ma un altro esempio di album che mi è molto piaciuto, (all'interno del quale però trovo comunque troppo ingombrante il cantato Growl,) è "Anomia" dei Bokor...
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