genere: Zen Shoegaze
Ascoltare questo disco è senza dubbio la miglior esperienza sensoriale e metafisica che un uomo possa fare. Certa è anche la straordinaria capacità di queste frequenze di condurre lo spirito verso la sua essenza. Il non luogo del suono prima del suono. La destabilizzazione del processo uditivo, liquefazione della materia sonora. Tutto ciò non è immaginazione, è fisicità allo stato puro, è l'armonizzazione dello stato corporeo-mentale in un flusso infinito di reminiscenze perdute, caos cosmico elementare e ammasso di polvere lunare plasticizzata che scorre nelle vene lentamente come la velocità della luce. Cumuli di sporcizia eterea si alternano a gioiose dissonanze senza tempo (Loomer). Sublimazione del rumore, estasi e fascinosa catastrofe in un'alternanza di drammaticità e contemplazione mistica (Sometimes); cocktail intergalattico di orgasmi incorporeii che giaciono, tornano, svaniscono nella vastità del piacere (To Here Knows When).
Merita inoltre una notevole considerazione l'eccellente produzione: sedici studi di registrazione e oltre dieci ingegneri del suono per circa trecento giorni di lavorazione a supportare le idee della mente geniale di Kevin Shields (chitarra, voce, sampler), produttore e autore di un missaggio insolito e rivoluzionario: strati e sovrastrati di chitarre su chitarre, volumi spinti oltre l'inverosimile (Only Shallow), code di loop che fanno il loop di se stesse, campionamenti elettronici e noise da camera ad infittire il magma sonoro indistinto tanto pesante da subirne la leggerezza, la voce della Butcher come un angelo che viene e sparge il suo seme nell'universo (Blown A Wish).
I My Bloody Valentine inducono in uno stato di passività eroinomane, ieratica. E Loveless è la prova dell'esistenza del divino, opera unica che sfugge perfino a se stessa. Come vagare nelle spire del pensare fatti di gas anestetici al sapore di miele. Come restare affascinati dalla presenza del vuoto. Lo zen. Io non ho scritto nulla.
Se Van Gogh fosse stato un rocker avrebbe suonato così.
Melodie che stuzzicano l’inconscio liberando ricordi lontani e desideri inespressi.
Tutta la musica dei My Bloody Valentine è un perenne scontro tra rumore e bellezza, tra violenza animale e sensibilità divina.
Isn’t Anything porta con sé tutti i semi che daranno poi frutto nel 1991, ma mantiene un suo profilo caratteristico.
Questo disco è proprio questo, un enorme accumularsi di distorsioni, unite all’urgenza melodica tipicamente inglese e ad un reticolato elettronico inedito fino ad ora.
"I Only Said" è uno degli apici inarrivabili di tutti gli anni ’90 e dell’intera storia del rock.
Era il lontano (quasi 16 anni fa) 1991, quando Madre Musica partorì dalle sue gambe nella verde Irlanda un nuovo figlio: LOVELESS.
Le canzoni dei MBV possono esser considerate 'Surrealiste' perché, come i grandi pittori dell'epoca, hanno saputo incidere immagini trasposte e metafisiche su un disco musicale.
"Loveless è una suite allucinata e straniante che ci conduce nei recessi della nostra mente."
"Dischi come questo hanno il raro pregio di stordire al primo ascolto ma, in un secondo tempo, sanno farsi amare oltre ogni limite."