Billie Holiday: Lady in Satin

Recensione di: Donjunio , (il 23 gennaio 2007 verso mezzogiorno) | Voto: ●●●● | Ascoltala / lo PrecedenteUna a casoSuccessiva

Copertina di Billie Holiday Lady in Satin

Notoriamente, pochi suoni sono amari e struggenti quanto quelli polverosi provenienti dal sipario che cala. E "Lady in Satin" ne è certamente ulteriore dimostrazione. Questo celebre e controverso album contiene le ultime registrazioni della divina Billie Holiday, effettuate nel febbraio del 1958.
Celebre perché costituì una sorta di testamento artistico di colei che, con la sua magica voce, aveva dato in pasto il jazz alle masse, dipingendolo con infuocate iridescenze blues: dì lì a poco il fegato e il cuore di Eleonara Fagen (suo vero nome) si sarebbero arresi dopo una vita disseminata da abusi chimici, laceranti passioni e infelicità. Ciò conferì drammaticità e intensità spaventosa al piglio con cui la Holliday rese standard come "You've changed" o "You don't know what love is".
Controverso in quanto l'ultimo viaggio terreno di Billie fu traghettato da un'orchestra di 40 elementi, diretta magistralmente da Ray Ellis. Un accompagnamento monumentale, dal sapore cinematografico e a tratti debordante, che ancora oggi fa storcere il naso a puristi jazz e agli stessi esegeti hollidiani.
Non ci interessa sviscerare in questa sede tale annosa diatriba. Ciò che è certo è che la stessa Holiday considerava questo il suo album più riuscito. Forse perché conscia che, essendo le sue capacità vocali state inficiate dalle variegate vicissitudini della sua esistenza, proprio col sagace e romantico uso degli archi si poteva supplire, e invertire con un colpo di coda la tendenza di una carriera da tempo declinante. L'ascolto di "Lady in Satin" in effetti lascia intuire come certi arrangiamenti, in alcuni frangenti così estatici e maestosi da sembrare usciti dalla penna di Morricone o John Barry, abbiano costituito una spinta emotiva non indifferente per la Holiday.
E poi quella voce, per quanto ferita e incrinata, era ancora in grado di incantare, di riaffermare un archetipo fondamentale per tutto il Novecento (un nome a caso: Portishead) e di fendere la pur imponente corteccia orchestrale. Semplicemente lancinante, come nella quintessenziale "I'm a fool to love you", epitome di tutti i tormenti che costellarono la vita di Billie Holiday. 

Il migliore degli addii possibile, dunque: non solo al mondo, ma soprattutto a una parte di se stessa che non avrebbe mai potuto rinnegare.

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Sommario

Billie Holiday: Lady in Satin;
Recensione di Donjunio per DeBaser
, 1/23/2007 1:26:00 PM (●●●●)

Anno: 1997

Generi:

Album collegati: Lady in Satin

Artisti collegati: Billie Holiday «Voce che graffia l'anima.»

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Voti e commenti

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L'opera è stata votata validamente 7 volte, ottenendo una media di 5.00

  1. PRETAZZO | il 23 gennaio 2007 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Bella!
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  2. THE PUNISHER | il 24 gennaio 2007 all'alba | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    Beh...questa ha una voce unica nel panorama jazzistico e non che nessuna ha saputo eguagliare (a parte questa Madeleine Peiraux che ha un timbro che la ricorda...). Bella rece!
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  3. SURFERJOESHOT | il 24 gennaio 2007 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    un classico della musica popolare, recensione stringata e perfetta
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  4. VIVIS | il 24 gennaio 2007 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    ecco una voce che dovrei proprio recuperare!!clap clap clap donj!
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  5. SADEYEDPOCAHONTAS | il 25 gennaio 2007 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    pochi commenti per uno degli album più toccanti ed influenti del novecento..che tristezza
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  6. NICK65 | il 25 gennaio 2007 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    bravo donjunio, un omaggio degno della grande interprete, classe e misurata passione
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  7. HAL | il 25 gennaio 2007 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

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  8. ZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZ | il 25 gennaio 2007 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Uhhhhhhhh... adorata.
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  9. HAL | il 25 gennaio 2007 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco: 5

    E sottolineo l'Uhhhhhhhh, ci vuole. Beh comunque... Madaleine Peyroux in effetti la ricorda (caruccio anche l'ultimo disco), così come per certi versi in un ambito differente Karen Dalton, forse anche di più della Peyroux ... tuttavia la somiglianza qua si ferma, perché la capacità interpretativa di Billie Holiday era ed è inavvicinabile. C'è una sofferenza particolare nella sua voce... Certo che - come evidenziato da sadeyedpocahontas - è davvero un po' triste notare in questa pagina pochi commenti (e visite) per la recensione di un disco così e di un'interprete del calibro di Billie Holiday, un vero peccato.
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  10. HAPPYPIPPO | il 25 gennaio 2007 nel tardo pomeriggio | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    Il piu' grande interprete jazz di tutti i tempi, Billie Holiday, alla resa dei conti. Io temo che Eleonor considerasse questo il suo miglior disco perchè "nobilitato" da un'orchestra (che ridonda e trabocca dappertutto eppure....eppure...) o forse perchè li' sapeva che aveva messo tutta la sua vita. La voce di Billie è la verità.
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  11. DONJUNIO | il 27 gennaio 2007 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    Grazie a tutti per i commenti. Hai probabilmente ragione happypippo. Tra l'altro qualche anno fa il direttore Ray Ellis ha rispolverato alcuni episodi sulle session, da far venire i brividi. Come quando Billie arrivò la prima volta in studio, e venne accolta da un'ovazione da parte dell'orchestra. Ma sopratutto, Ellis ha raccontato che quando la Holiday ascoltò la prima volta la registrazione fatta di "i'm a fool to love you", scoppiò in lacrime. Ogni commento credo sia superfluo.
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  12. GRASSHOPPER | il 4 aprile 2007 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Ecco un disco che conosco da pochi giorni e che non vuole più saperne di lasciare il mio lettore. Sì, obiettivamente e dal punto di vista strettamente jazzistico hai ragione a dargli una stelletta in meno: l'orchestrazione ridondante fa pensare più al mondo dei crooners che al jazz puro. Però quella voce ferita, incrinata e lancinante (cito dalla recensione tre aggettivi uno più azzeccato dell'altro) copre ogni eventuale pecca "tecnica"
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  13. COOLERMASTER | il 22 marzo 2008 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Uno dei pochi dischi che alla fine dell'ascolto vedono i miei occhi rigati da lacrime di emozione.. ricordo ancora quando lo acquistai ed ascoltai la prima volta 11 anni fa...mamma mia.... Tutta la sofferenza, la disperazione e la disillusione di una vita e di una generazione di neri che propri oallora acquisivano i primi ciancicati diritti. Sublime, immarcescibile.... Seguito , anzi oso dire al pari dell'altro capolavoro "Songs for Distinguè Lovers"....
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  14. POLKATULK88 | il 25 aprile 2009 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    me lo procurero!
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