Copertina di Martin Scorsese L'Età Dell'Innocenza
bjork68

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Per appassionati di cinema d'autore, amanti del dramma storico e romantico, cultori di martin scorsese e della letteratura classica adattata al cinema
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LA RECENSIONE

Per la prima volta, nel 1993, Martin Scorsese, avvalendosi di un budget alquanto cospicuo e prendendo come modello Luchino Visconti, si accinge ad affrontare un dramma in costume, tratto dal romanzo del premio Pulitzer Edith Wharton. Tuttavia, pur discostandosi dall'abituale microcosmo malavitoso e metropolitano, Scorsese non cambia il suo modo di fare cinema, non rinuncia ai temi sociologici a lui cari, ma semplicemente li trasporta in un'altra epoca e contesto. Ambientato nella New York della seconda metà dell'800, rigida e conformista, "L'Età dell'Innocenza" è infatti un sontuoso affresco sulla società aristocratica e opulenta dell'epoca, con le sue contraddizioni, i suoi pregiudizi e il suo perbenismo ipocrita e puritano.

La vicenda ruota attorno all'amore sfortunato e impossibile tra la chiacchierata e anticonformista contessa Ellen Olenska e l'avvocato di buona famiglia Newland Archer, promesso sposo della di lei cugina, May. Reduce da un matrimonio opprimente con un uomo avido e vile e da una vita bohémienne in un Europa in pieno fermento culturale, Ellen torna dalla sua famiglia, i Mingott, che con i Beaufort, sono il clan più nobile e influente di New York. La contessa, illudendosi in un primo tempo di aver riacquistato in qualche modo la sua libertà, mal si adatta all'ipocrisia soffocante e alla mondanità vacua e fine a se stessa della ristretta e selettiva aristocrazia newyorkese, così gretta e meschina e così lontana dalle abitudini europee. Tanto bella e intelligente quanto criticata aspramente per alcuni comportamenti ritenuti sconvenienti, diventa oggetto di odiose insinuazioni e pettegolezzi e, di conseguenza, motivo di imbarazzo, persino per alcuni membri della sua stessa famiglia. Newland è il solo a comprenderla e a difenderla, pur mantenendo in pubblico un certo distacco, perché è un gentiluomo romantico e sensibile e, inconsapevole di essere anche lui aperto a uno stile di vita meno rigoroso e subdolamente fasullo, comincia ad essere attratto fortemente e irrimediabilmente dalla donna, così spontanea, così diversa da tutti, così solare e sincera. La passione tra i due esplode in un contesto fatto di intrighi e di trame ordite da chi li circonda a danno della contessa e il loro amore si evolve in un gioco di sacrifici e rinunce. La sporadicità e l'intensità dei loro pochi momenti passati insieme sottolinea tutta l'amarezza, la struggente consapevolezza di non poter vivere in pieno quell'amore di cui entrambi hanno bisogno per essere finalmente liberi e felici.

Un crudele fatalismo incombe inesorabilmente sulla coppia di amanti e quando Newland sembra deciso ad abbandonare definitivamente un'esistenza basata sulla falsità e una moglie dolce e amabile, ma infondo vacua e meno ingenua di quanto sembri, per poter scappare con Ellen, finisce sempre che qualcuno o qualche spiacevole evento impedisce loro di coronare il sogno d'amore. Una voce femminile fuori campo, austera ed elegante, commenta la vicenda e descrive un mondo fatto solo di apparenza e frivolezze, dove velenosi e ottusi pregiudizi e un moralismo stantìo regnano sovrani e dall' equilibrio "talmente delicato che persino un sussurro ne comprometterebbe l'armonia".

Scorsese e i suoi collaboratori allestiscono un'accuratissima e ricercata messinscena, dalla scenografia (Dante Ferretti) e fotografia di una bellezza e raffinatezza eccelse, sottolineate da esterni invernali poetici e malinconici che si alternano a suggestivi paesaggi e situazioni che rimandano ai quadri impressionisti di Renoir e Sisley. La regia è alquanto minuziosa nei particolari e quasi coreografica, determinata da carrellate panoramiche sugli interni lussuosi e meticolosamente ricostruiti, di primi piani fissi sui volti come se la telecamera volesse immortalarli in un dipinto, di improvvisi flash su opere d'arte dell'epoca e sui particolari degli arredi principeschi. Eccellente e indovinatissimo il cast, di cui fanno parte Michelle Pfeiffer e Daniel Day Lewis, nei ruoli della Olenska e di Archer, Wynona Ryder e Geraldine Chaplin. I costumi magnifici e sfarzosi (Gabriella Pescucci) e la sceneggiatura impeccabile completano il tutto, dando vita a un'opera di rara magnificenza e grazia.

"L'Età dell'Innocenza", benchè molto apprezzato dai cultori di Scorsese e da buona parte della critica che conta, non ebbe molta fortuna quando uscì nelle sale, poiché il pubblico americano si aspettava fiducioso il solito blockbuster costoso e d'impronta tipicamente Hollywoodiana, non certo uno struggente e, se vogliamo, didascalico scorcio storico e socio-culturale di vita d'epoca ottocentesca.

 

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Riassunto del Bot

L'Età dell'Innocenza di Martin Scorsese è un raffinato dramma in costume ambientato nella rigida aristocrazia newyorkese del 1800. Il film racconta l'amore impossibile tra Ellen Olenska e Newland Archer, immerso in una società ipocrita e conformista. Con scenografie delicate, cast eccellente e una regia minuziosa, Scorsese esplora temi di sacrificio e rinuncia mantenendo il suo approccio sociologico anche in un'epoca diversa. Il film, sebbene acclamato dalla critica, ha deluso il pubblico che si aspettava altro.

Martin Scorsese

Martin Charles Scorsese (nato il 17 novembre 1942) è un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico americano, noto per i suoi film sul crimine, la colpa e la redenzione. Vincitore dell'Oscar per la regia con The Departed (2007).
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