Premetto di non essere un recensore e che non è facile trasportare sentimenti in parole.. o meglio.. un amore in parole, almeno non per me (ps: fabrizio corona) puoi sempre iniziare cambiandoti il nome.
1994, album in questione, KORN, omonimo primo album del quintetto americano. Penso che su questo disco sia già stato detto tutto e di più, un album sensazionale che assocerei ai primi Limp Bizkit o Deftones, per me questo album ancora oggi ha da dire la sua, ad ogni ascolto regala sempre emozioni nuove, un disco molto sofferto, diretto, che racchiude in pieno la personalità del loro front man e del resto della band, la sua difficile infanzia, sembra esplodere in rabbia con "Blind" e soffrire in "Daddy", tutto le tracce hanno un messaggio ben preciso sta all'ascoltatore coglierle.
Possibilmente consigliato a palati fini, a persone che amano il metal e tutte le sue sfumature, ma non solo, anche a coloro che vogliono affacciarsi per la prima volta verso questo infinito e contorto mondo, nu-metal è un termine molto riduttivo, questo è aver creato qualcosa di nuovo che negli anni è stato copiato e stracopiato, in molti casi in malomodo, questi erano -e rimangono - "geni" , un capolavoro, secondo a nessuno, senza rivali.
Il quintetto di Bakersfield sforna un concentrato unico di suoni mai sentito prima, con la rabbia unica che trasmette la voce del leggendario Jonathan Davis.
Chi non ha mai alzato la testa avanti e indietro come ogni buon metallaro alle note di "Faget", Clown, Shoots and Ladders ma soprattutto, la mitica Blind.
"Un urlo disumano che viene trattenuto e controllato a fatica."
"Quando a tirare il carro si hanno un pugno di brani come 'Blind', 'Shoot & Ladders' e 'Daddy', è facile intuire che il lavoro ha tutti i connotati per entrare nella storia."
"Il disco più importante del movimento Nu Metal, una perla 'nera' di violenza, cupezza e atmosfera malata."
"Ascoltare nu metal e non ascoltare i Korn è più che un peccato imperdonabile."
Al primo ascolto, si resta totalmente spiazzati dalla voce di Jonathan Davis.
Ancora oggi il primo lavoro della band ti emoziona, ti fa venire i brividi.
Un incubo. Una visione terrificante, quasi irreale nel proprio brutale realismo.
Il culmine di questa maniera di agghiacciante impatto psicologico è 'Daddy', un dedalo di ricordi d'infanzia e visioni claustrofobiche.