C'erano una volta i Japan, gruppo di punta della new wave britannica, attivi tra la fine dei '70 e i primi '80, capitanati dall'elegante e fascinoso David Sylvian. Carriere soliste, dopo lo scioglimento nel 1982, ma rieccoli comparire nel 1991 con un nuovo nome, Rain Tree Crow, e con un nuovo album omonimo. Operazione singolare, anche nel senso che non avrà seguito: "Rain Tree Crow" resta l'unica testimonianza di questa curiosa reunion. Comunque sia, il disco è di ottima fattura: 12 brani, 46 minuti di musica, sonorità calde e pastose riconducibili più alla personalità artistica di David Sylvian che all'improbabile tentativo di riproporre un suono-Japan vecchio stile.
In apertura, un pezzo strumentale, "Big Wheels in Shanty Town", con un particolare colore africano dovuto all'intervento di due vocalist del continente nero. Altri quattro brani strumentali, nel corso dell'album, avranno la funzione di fare da ponte nel passaggio tra i brani cantati, e di mettere questi ultimi in primo piano, evidenziando la carica emotiva della voce di David Sylvian. Gli episodi più riusciti in questo senso sono "Every Colour You Are", brano dall'incedere ipnotico, "Pocket Full of Change", in cui spicca l'organo elettrico suonato dallo stesso Sylvian, e soprattutto "Blackwater", splendida ballata di grande delicatezza, capace di creare atmosfera con pennellate essenziali di suono, ma assestate alla perfezione.
Missione compiuta dunque per i raffinati Rain Tree Crow: Steve Jansen, il fratello di David Sylvian, alle percussioni; Richard Barbieri ai synth; Mick Karn al basso (e anche al clarinetto basso); e David Sylvian alla voce e a tutto il resto. Tra gli ospiti, Bill Nelson e Phil Palmer alle chitarre. Tutti musicisti con classe da vendere, di grande efficacia eppure mai scontati, mai prevedibili.
Se poi è vero, come si legge in una nota all'interno del booklet, che "la maggior parte del materiale di questo album è stata scritta come risultato di improvvisazioni di gruppo, senza prove preliminari. L'improvvisazione si è svolta nello studio di registrazione e molto del lavoro finito contiene elementi originali di quelle performance iniziali", allora... chapeau!