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Ma oggi ...
Cari amici
Vi scrivo da questo pianeta, nuovo, sono circa dieci giorni terrestri che lo percorro all'interno del mio modulo esplorativo.
Ho trovato con pazienza, come forse avrete capito, un approdo, un entrata, o meglio la porta di ingresso, un varco per un Aleph.
Questo varco io lo chiamo Blissard, forse tutti quelli che lo conoscono lo chiamano Blissard.
Il pianeta su cui si trova si chiama Motorpsycho (strano nome per un pianeta).
Da questo varco chiamato Blissard, come per incanto, il pianeta mi ha aperto le sue braccia, mi ha fatto capire se stesso, mi ha svelato i suoi segreti, i suoi rumori, i suoi "umori nervosi tatuati sulla pelle", i suoi suoni disturbati, il suo lato troppo folle, quello nascosto, esoterico e criptico, il suo lato "più verde", le sue monotonie ed il suo lato troppo normale, come "l'oro degli stupidi".
Il pianeta mi ricorda ora una casa rinnovata, mi aiuta a non dimenticare da dove sono venuto.
Vorrei che anche lei, ora che torno a casa su questa Terra invasa dalla normalità, con pazienza trovasse un nuovo approdo in me e riscoprisse il mio lato "più verde", i miei segreti, tornasse a capire ed amare come una volta i miei "umori nervosi tatuati sulla pelle", il mio lato troppo folle, quello nascosto, esoterico e criptico, le mie monotonie ed il mio lato troppo normale, come io ho capito ed "interpretato" questo pianeta.
E torneremo a vivere insieme felici e contenti, normalmente, in accordo alle leggi inesorabili del tempo e dello spazio.
Amen.
Il ragazzo ha capelli rossi ed occhi blu
Pantaloni corti ed uno strappo proprio lì
Amici nel quartiere non ne ha
E quando va a giocare dove va?
Il ragazzo sale molto spesso sopra un albero che sa
Sceglie un ramo e cerca il punto esatto dove muore la città
E' quasi ora di cena quando viene giù
Suo padre ormai non lo capisce più
E con gli occhi dentro il piatto lui
Mangia molto ma non parla mai
Ha una luce strana dentro agli occhi
E qualcuno l'ha chiamata cattiveria
Ma poi
Chissà la gente che ne sa
Chissà la gente che ne sa
Dei suoi pensieri sul cuscino, che ne sa
Della sua luna in fondo al pozzo, che ne sa
Dei suoi segreti e del suo mondo
Il ragazzo cresce sempre solo e non si sente solo mai
Ha una voglia strana in fondo al cuore che nemmeno lui lo sa
Se sia paura o libertà
Se sia paura oppure libertà
Il ragazzo sale molto spesso sopra un albero che sa
Tutto solo sopra un ramo guarda il cielo forse anche più in là
E' quasi ora di cena quando viene giù
Suo padre ormai non lo capisce più
E con gli occhi dentro il piatto lui
Mangia molto ma non parla mai
Ha una luce strana dentro agli occhi
E qualcuno l'ha chiamata cattiveria
Ma poi
Chissà la gente che ne sa
Chissà la gente che ne sa
Dei suoi pensieri sul cuscino, che ne sa
Della sua luna in fondo al pozzo, che ne sa
Dei suoi segreti e del suo mondo, che ne sa
Della sua luna in fondo al pozzo
Della sua luna in fondo al pozzo, che ne sa
Dei suoi segreti e del suo mondo
Dei suoi pensieri sul cuscino, che ne sa
Della sua luna in fondo al pozzo, che ne sa
1973 - Il Ragazzo - F. De Gregori
Quello che avete letto sopra (se avete avuto la pazienza di farlo) è solo la parte finale di uno scritto, casulamente su Blissard dei Motorpsicho, inviato a Debaser tempo fà e mai pubblicato sul sito, probabilmente a causa di problemi sulla rete (se su quella del mio cervello che ultimamente comincio a sospettare preda di falsi ricordi, o su quella internet, non so dire) .
Il compenso, il fatto che non sia stato mai pubblicato, non ritengo sia stato un male per la comunità in quanto lo scritto stesso era (è) nella sua interezza alquanto pesante e stucchevole.
Resta il fatto che oggi, rileggendolo, ho notato la stretta attitenza con certi temi contenuti nell'album d'esordio di Tricarico, personaggio (vero? falso? boh) che fra l'altro trovo in maniera stupefacente rispecchiato nel dipinto tracciato da De Gregori nel brano "Il Ragazzo" (guarda caso, suggestiva coincidenza, lo stesso Principe ha più volte espresso apprezzamento per la musica del nostro) citato alla fine.
Per sintetizzare al massimo quello che penso di Tricarico in genere ed in particolare del suo album di esordio, che dichiaro pubblicamente di trovare splendido e molto sottovalutato, dirò che:
Ri-Amen (e speriamo sia la volta buona).
Incanta, niente di più.
E alla fine rimani senza fiato, colpito da queste canzoni che ti travolgono come un treno.
Tricarico non sa cantare. Ma a suo modo, è un’artista.
Le sue canzoni sono piene di difetti, ma hanno ciò che fa arte in un’opera d’arte.