Fairport Convention: Full House

Recensione di: Stefano Potenza , (il 10 luglio 2004 dopo mezzanotte) | Voto: ●●●●● | Ascoltala / lo PrecedenteUna a casoSuccessiva

Copertina di Fairport Convention Full House

All’indomani dell’uscita del celebrato “Liege & Lief”, vera e propria pietra d’angolo di tutto il “folk revival” inglese anni ’70, la premiata ditta “Fairport Convention” deve registrare due importanti defezioni, quella di Ashley Hutchings, bassista ma in primis vero e proprio “ideologo”della band, e soprattutto quella di Sandy Denny, forse la più grande cantante inglese del decennio. Il primo continuerà nella propria infaticabile opera di ricerca e riscoperta filologica delle radici della musica tradizionale inglese, dapprima fondando gli Steeleye Span, in seguito dando vita al progetto “Albion Country Band”.La seconda, desiderosa di dar maggior spazio alle proprie canzoni, intraprenderà la carriera solista; tornerà nella band cinque anni dopo per una breve e controversa réunion, poco prima della prematura e tragica scomparsa.

Date tali premesse, ci si potrebbe aspettare un inevitabile sbandamento dell’ensemble, orfano di due personalità di tale calibro; nei fatti invece i membri rimanenti smentiscono tutto e tutti, dando alle stampe questo “Full House” la cui musica si conferma qualitativamente su livelli vertiginosi, non avendo nulla da invidiare all’illustre predecessore. Se al basso viene assoldato l’ottimo Dave Pegg (il quale negli anni ottanta farà anche parte dei Jethro Tull, e che, sopravvissuto a tre decenni di travagli e continui cambi di formazione, rimane ancora ai giorni nostri il vero “faro” della band), tocca al chitarrista Richard Thompson e al violinista Dave Swarbrick accollarsi, oltre che il songwriting, le parti vocali. Ovviamente non reggono il confronto con la sontuosa vocalità della Denny, ma non sfigurano di certo, completandosi a vicenda ed amalgamandosi alla perfezione.

Ne è la controprova il trascinante brano d’apertura, “Walk Awhile”, ancora oggi efficace cavallo di battaglia nelle esibizioni dal vivo, un brioso ed incalzante mid-tempo con il funambolico violino di Swarbrick in gran spolvero. Quest’ultimo in grande evidenza anche nella successiva ed insolitamente “dura” “Doctor of Physick”, azzarderei dire una sorta di “hard-folk”, caratterizzato dai toni particolarmente enfatici del cantato. La coppia di indiavolati strumentali “Dirty Linen” e “Flatback Carper” continuano la consuetudine dei “traditional arranged” e proseguono ed ampliano il discorso di riscoperta di danze della tradizione popolare inglese già intrapreso in "Liege & Lief"; l’amalgama e l’affiatamento strumentale raggiungono qui livelli a dir poco prodigiosi, con i cinque musicisti intenti a inseguirsi, intrecciarsi, alternarsi, gareggiare in virtuosismi, a tratti sembrano addirittura sfidarsi a duello, a tutto vantaggio goduria uditiva del’ascoltatore. La lunga e dilatata ballata (oltre nove minuti) “Sloth”, dai tratti ipnotici e quasi indolenti, traccia invece sentieri finora quasi inediti ai Fairport, rievocando atmosfere ben poco “british” bensì dal vago sapore “west-coast” americano , facendo riaffiorare alla mente qualcosina degli Eagles dei giorni migliori; inutile dire che diverrà subito anch’essa un classico cavallo di battaglia dal vivo. “Sir Patrick Spens” , altro “tradizionale arrangiato”, una suggestiva melodia dal sapore medievale, di quelle melodie senza tempo, cantata, o meglio, “raccontata” con azzeccato piglio trobadorico, ha il suo punto di forza nell’elegante ed efficace ricamo della chitarra elettrica di Thompson, la stessa chitarra elettrica che tanto (ingiustamente) aveva fatto inorridire i cosiddetti “puristi” della scena folk. “Now Be Thankful”, evocativa ballata corale, chiude degnamente un album memorabile, sicuramente da annoverare tra i grandi classici del genere. Sicuramente da menzionare la recente reissue (del 2001) in versione rimasterizzata, contenente tre bonus tracks tra cui val la pena citare una ottima “Bonny Bounce of Roses”, fine e suggestiva ballata ed una “Now Be Thankful” in versione “new stereo mix”.



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Sommario

Fairport Convention: Full House;
Recensione di Stefano Potenza per DeBaser
, 7/10/2004 12:00:00 AM (●●●●●)

Anno: 1970

Generi:

Album collegati: Full House, Full House,

Artisti collegati: Fairport Convention (non è DeFinit_)

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Voti e commenti

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Ha ricevuto 7 voti validi, totalizzando una media di 4.57
L'opera è stata votata validamente 6 volte, ottenendo una media di 4.50

  1. HAL | il 15 luglio 2004 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco:

    E' un'ora che ci penso, ma questo cd non me lo ricordo proprio, non ne sono certo, ma forse non l'ho mai ascoltato. Se avessi recensito i Pentangle sarei stato più sicuro dei miei ricordi :) sui Fairport sono meno ferrato. Benvenuto
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  2. KOSMOGABRI | il 17 luglio 2004 dopo mezzanotte | Voto: 5 | Voto al Disco:

    "Liege & Lief " l'ho ascoltato varie volte, questo non ricordo. I Fairport non sono mai stati la mia passione anche se nutro un sommo rispetto per Thompson, in quanto orientata (in ambito britannico del periodo fine 60 - inizio 70) verso il rock blues di Alexis Korner e John Mayall, o degli Yarbirds, dei Traffic, di Eric Burdon & The Animals, ecc. ecc. Roba più elettrica insomma. Molto bella la tua recensione Stefano, precisa e scritta bene. Welcome :-) (la tua scelta mi fa venire in mente che è da molto che vorrei recensire "Watt" dei Ten Years After... mi trattiene il dubbio che susciterebbe poca attenzione qui su debas, a parte a quel paio di soliti noti...)
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  3. STEFANO POTENZA | il 17 luglio 2004 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    Watt dei Ten Years After? sono ansionso di legqerla! veramente io sono nuovo di queste parti, non so quali sono i "gusti vigenti", però dal canto mio ti posso assicurare che avrebbe la mia attenzione. cma qgrazie dei complimenti!
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  4. NICKGHOSTDRAKE | il 10 gennaio 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    con un immenso piacere ho fatto due chiacchere con Nick Talbot dei gravenhurst che per il 50% del tempo ha parlato di questo disco. Non lo conoscevo (il disco) ma come facciamo a conoscere tutto. Pero' m'ha incuriosito e me lo sono cercato. E m'e' piaciuto proprio tanto, magari ero prevenuto, chissa'...
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  5. ILPROFESSORE | il 3 giugno 2006 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco: 4

    Si tratta di un disco qualitativamente impeccabile spostato più sul folk tradizionale a discapito dell'ispirazione progressiva che percorre l'intero Liege & Lief, esaltata dalla voce della Denny. Per questo lo reputo un risultato meno originale che si mantiene comunque ad alti livelli.
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  6. COSMICBOY | il 6 agosto 2006 in seconda serata | Voto: 3 | Voto al Disco: 4

    Il recensore non cita tra i brani "Flowers Of The Forest", autentica perla del disco, un traditional dall'incedere lento ed ipnotico. Traccia che, come nessun altra riesce ad evocare il magico e misterioso mondo dei boschi.
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  7. BUBU7 | il 3 novembre 2006 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    mi piace la recensione, il disco non so...secondo me lì per lì la separazione da Sandy Denny l'hanno 'buscata' di molto. Cmq a propsito del pluriincensato Scaruffi (ho saputo chi era in queste pagine) leggetevi la pagina sui Fairport e sappiatemi dire...boh, sarà che ci tengo molto, ma è una stroncatura devastante.Poi NON una parola sulla morte di Martin Lamble, errori sugli anni di uscita degli album, opinioni quantomeno discutibili (mediocre Angel Delight?!? ma li ha mai ascoltati i Fairport Convention???), commenti approssimati e poi sta cazzo di mania di classificare tutto: "Si tratta di un grande album di folk, ma di un mediocre album di rock" MA CHE CAZZO VUOL DIRE???????? scusate lo sfogo, sappiatemi dire
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  8. ELISABETTA | il 23 novembre 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    Bellissimo
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  9. METALLAROBIONICO | il 23 novembre 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    elisabetta sei nuova? ti vuoi mettere con me?
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  10. THE GREEN MANALISHI | il 25 marzo 2008 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    grandioso! un disco fantastico, folk puro come piace a me
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