Copertina di Tori Amos Boys For Pele
pluto77

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Per appassionati di musica alternativa, fan di cantautrici sperimentali, ascoltatori curiosi di produzioni musicali indipendenti
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LA RECENSIONE

Dopo produzioni più o meno a tavolino ma che hanno portato, nonostante tutto, alla registrazione di dischi con la D maiuscola, Tori arriva al primo disco autoprodotto dopo essersi liberata del produttore (ed amante, tra l'altro) Eric Rosse. Boys for Pele è stato apprezzato da molti quanto affossato da altrettanti. Sicuramente l'album più anarchico (musicalmente parlando) di Tori, che, paradossalmente, quando guarda vicino al suo ombelico scrive i suoi brani migliori e che stavolta, tra clavicembali, spinette e pianoforte si avvale in 18 brani (poche cadute di stile nonostante i 70 minuti abbondanti) di drum machine, batteria e qualche schizzo di basso e chitarre in nemmeno un terzo del disco.

Pensato e ripensato, l'album comunque è coerente dal punto di vista musicale, anche se i testi sono sempre più criptici in alcuni episodi, salvo uscite allo scoperto inaspettate, come il primo singolo, Caught a Lite Sneeze, apertamente dedicato al suo ex produttore; imbarazzante da leggersi, come nei versi "Right on time you get closer and closer / call my name / but there's no way / to use that fame / rent your wife and kids today / maybe she will / caught a little sneeze", bellissima per le orecchie. Ma a parte Sneeze, che è il 7° brano in scaletta, non mancano altre gemme.
Soltanto l'apertura, con la dolcissima Horses e la più "crudele" Blood Roses (un ritornello come chickens gonna taste your meat farebbe impallidire anche la migliore PJ Harvey) che tra clavicembalo e campane tubulari è sicuramente uno dei brani migliori della rossa cantautrice. Arrivano drum machine solo al 4° brano-Professional Widow (ancora più bella se si pensa che è singolo!) e al 7°, mentre passano in rassegna piccolissime suite jazzy (Mr.Zebra) deliri di basso slappato e clavicembalo (Talula) e un paio di brani blues a full band (Little Amsterdam - In The Springtime of His Voodoo).

Coraggioso ed Ispirato. Forse il migliore di Tori, lontana dagli speciali di MTV e i passaggi facili per le radio.
Fa un baffo alla Atlantic, che, preoccupata dalle vendite del disco, ha ristampato da tempo l'album con due orrendi remix che simpatizzavano nelle chart UK.

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Riassunto del Bot

Boys For Pele è il primo album autoprodotto di Tori Amos, caratterizzato da un approccio musicale anarchico e sperimentale. Tra clavicembali, drum machine e testi criptici, spiccano brani come 'Caught a Lite Sneeze' e 'Professional Widow'. Pur essendo lungo e complesso, l'album risulta coerente e ricco di momenti ispirati, lontano dai compromessi commerciali.

Tracce testi video

01   Beauty Queen / Horses (06:07)

04   Professional Widow (04:31)

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07   Caught a Lite Sneeze (04:26)

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08   Muhammad My Friend (03:49)

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10   Way Down (01:13)

11   Little Amsterdam (04:30)

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12   Talula (04:08)

13   Not the Red Baron (03:50)

16   In the Springtime of His Voodoo (05:33)

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17   Putting the Damage On (05:15)

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Tori Amos

Tori Amos (Myra Ellen Amos) è una cantautrice, pianista e compositrice statunitense, nota per l’intensità delle sue performance e la fusione unica di pianoforte classico e sensibilità rock. Dall’esordio solista nel 1992 con 'Little Earthquakes', ha rivoluzionato il cantautorato al femminile degli anni 90 affrontando temi come religione, sessualità, traumi personali e società.
37 Recensioni

Altre recensioni

Di  fosca

 La voce sale dalle viscere eppure è delicatissima anche dove è uno strumento potente, ora urlante ora sussurrata.

 Il viaggio verso Tori, è uno splendido viaggio senza ritorno...


Di  MorenoBottesin

 Fai girare un disco che suona come uno Spiritual Blues apocalittico ma che ha minimali tocchi Baroque Pop.

 Un album perfetto e ti senti già meglio.