Confessa David Coverdale nelle note di copertina la sua iniziale titubanza di fronte alla proposta della EMI giapponese di suonare in veste acustica alcuni pezzi dei suoi Whitesnake, per paura di snaturarli spogliandoli dell'abito hard rock con cui furono concepiti. Poi però, convintosi che una canzone buona rimanga tale in qualsiasi veste venga presentata, scelse nove brani dal repertorio più soft della band più la purpleiana "Soldier Of Fortune" e li propose accompagnato dal fido Adrian Vandenberg alla chitarra, acustica ovviamente.
A posteriori afferma di essersi divertito, ma ammette: "Se la cosa abbia funzionato o meno, è da vedere..." e in effetti il dubbio non è solo suo: in questo disco c'è qualcosa che non funziona.
Non si tratta tanto della sua voce, sempre profonda e affascinante, anche se gli anni che passano forse si fanno un po' sentire, quanto della chitarra di Vandenberg, che sfodera sì un certo buon gusto, ma rimane sempre in secondo piano, non riuscendo a riempire adeguatamente gli spazi (e in 40 minuti ce ne sono tanti) tra una strofa e l'altra.
Non c'è un assolo che sia uno in tutto il disco, e basta dare un'ascoltatina in giro per rendersi conto che anche in un 'unplugged' si possono fare assoli di chitarra, eccome!
Solo in "Here I Go Again" l'olandese sembra rialzare un pò la testa, peccato che sia il penultimo pezzo e nel frattempo si rischi di addormentarsi. In quanto all'ultimo brano, bè ... "Soldier Of Fortune" mette sempre i brividi, ma due brani in tutto il disco non bastano a risollevarlo dalla catalogazione "Solo per fans sfegatati".
In definitiva, uno showcase della voce di Coverdale e poco più - occasione perduta, peccato...
"Questa peculiare mezz’oretta è più che sufficiente a Coverdale per la confessione più intima di una carriera."
"Coverdale, riflessivo ed intriso di Blues, lascia spazio alla voce, alle vibrazioni, alle proprie emozioni."