I Futureheads sono l'ennesimo prodotto musicale nuovo che richiama stili del passato e viene immediatamente esaltato e presentato come la Next Big Thing. Mai come stavolta lo scarto tra le premesse e le promesse del gruppo e la realtà si è dimostrato cosi ampio.
Il tentativo di scarnificare e semplificare le canzoni appare cosí portato all'eccesso che ciò che rimane dal punto compositivo è veramente poca cosa.
I riff sono diretti, immediati, ma sono cosi piatti e banali che stancano dopo pochi secondi. Pesante anche il tentativo di usare linee melodiche vocali continuamente al di sopra delle righe quasi si trattasse di parodie di canzoni più che di seri tentativi di scrivere musica.
Non c'è niente di male nell'attitudine scanzonata e dissacratoria, ma qui il minimalismo compositivo risulta causato più dalla mancanza di talento dei nostri che da reale capacità di impossessarsi/riprodurre/dissacrare i modelli. Insomma la tendenza bignamistica, ossia quella tendenza che porta i gruppi di questi ultimi anni a riprendere i modelli del passato e a farcene un riassuntino ad uso e consumo di persone che hanno poca voglia di studiare, viene portata a livelli veramente eccessivi. Ogni canzone ha inevitabilmente lo stesso tempo, lo stesso attacco ed è insomma costruita sempre con le stesse, medesime, tediose caratteristiche.
È un gruppo che ha un solo trucco da mostrare ma anche quello è vecchio e stantio.
I riferimenti musicali sono quelli d'obbligo in questo periodo: Punk, Post-Punk. Insomma riff brevi e angolari + cantato. Velocità. Brevità.
Solo che qui le canzoni non sono mai troppo brevi. Skip.