Copertina di Lounge Lizards The Lounge Lizards
egebamyasi

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Per appassionati di jazz sperimentale, fan del no-wave, intenditori di musica tecnica e innovativa, amanti della musica alternativa e della storia del rock
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LA RECENSIONE

Quando si mettono insieme musicisti del calibro di Anton Fier, Arto Lindsay, Steve Piccolo, Evan Lurie e John Lurie, uniti da uno dei programmi di decostruzione musicale più innovativi di sempre, il risultato non può che essere eccellente.
I Lounge Lizards facevano parte infatti del movimento no-wave, ma a differenza degli esponenti più radicali del genere, avevano un piglio molto più goliardico, e soprattutto, una capacità tecnica di gran lunga superiore. Quest'abilità fu sfruttata in sintonia con le direttrici del movimento, e cioè in favore di brani al limite del dissonante e con un piglio quasi comico, dove gli strumenti dialogano apparentemente stralunati, senza coerenza e con poca musicalità. Insomma, nonostante il loro considerevole background artistico, intrapresero una strada che era l'esatta antitesi del progressive rock. Da questo punto di vista furono ancora più impertinenti delle schiere dei punk-rockers che imperversavano pochi anni prima con la loro filosofia del "due accordi e via".
Loro sapevano suonare, le loro radici affondavano in alcuni casi nel free-jazz, ma lo facevano a modo loro, finendo per suonare come una parodia del progressive.
Lo strumento guida era il sassofono di John Lurie, nevrotico e giocherellone, divertente ed imprevedibile, che si divertiva a svolazzare su tutte le composizioni.

Questo disco è il loro esordio, e risale al 1980. Al suo interno 13 brani che sono altrettante prese in giro. Un pezzo come "Harlem Nocturne", è ad esempio la versione ridicola delle musiche d'intrattenimento dei night club. "Do The Wrong Thing" non può non suscitare il riso con il suo crescendo strampalato di sax, chitarra e tastiera in un baccanale davvero irresistibile. "Well You Needn't" è uno swing interpretato a modo loro, così come l'irriconoscibile blues di "Ballad". L'arte dello stacco e del contrappunto è davvero il loro punto di forza, tutti gli strumenti giocano col proprio suono, ma si sente che di fondo c'è una grande padronanza tecnica.
Come spiegare altrimenti le strampalate gag jazz di "Wangling" e "I Remember Coney Island"?

Con questo disco i Lounge Lizards si guadagnarono a pieno merito un posto nell'olimpo dei dischi più originali del loro tempo. Il suo senso dell'umorismo, e la capacità di "divertirsi intelligentemente" rimarrano per sempre nella storia del rock.

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Riassunto del Bot

L'album d'esordio dei Lounge Lizards del 1980 rappresenta un'importante svolta nel jazz sperimentale grazie alla loro abilità tecnica e all'approccio ironico. Con musicisti di grande calibro come John Lurie e Anton Fier, il gruppo mescola free-jazz e no-wave creando un suono sfrontato, giocoso e innovativo. L'uso virtuoso degli strumenti e l'umorismo intelligente hanno consacrato questo disco come uno dei più originali del suo tempo.

Tracce video

01   Incident on South Street (03:25)

02   Harlem Nocturne (02:07)

03   Do the Wrong Thing (02:42)

04   Au Contraire Arto (03:26)

05   Well You Needn't (01:58)

06   Ballad (03:25)

07   Wangling (03:01)

08   Conquest of Rar (03:17)

09   Demented (02:06)

10   I Remember Coney Island (03:30)

11   Fatty Walks (02:56)

12   Epistrophy (04:17)

13   You Haunt Me (03:36)

The Lounge Lizards

Gruppo newyorkese fondato nel 1978 da John Lurie (sax/clarinetto) con il fratello Evan (pianoforte). Legati alla no wave, hanno unito tecnica jazz e ironia sperimentale. Tra i membri storici e ospiti compaiono Arto Lindsay, Steve Piccolo, Anton Fier, Marc Ribot, Roy Nathanson e Curtis Fowlkes. Hanno esordito nel 1981 e autoprodotto Voice of Chunk nel 1989.
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