Fabrizio De André: Non al denaro non all'amore nè al cielo

Recensione di: let there be rock , (il 25 novembre 2005 nel tardo pomeriggio) | Voto: ●●●●● | Ascoltala / lo PrecedenteUna a casoSuccessiva

Copertina di Fabrizio De André Non al denaro non all'amore nè al cielo

Storie. Nove storie per essere precisi. Il poeta Fabrizio De Andrè incontra Edgar Lee Masters e il disco "Non Al Denaro Non All'amore Nè Al Cielo" è il frutto di questo incontro letterario. De Andrè legge per la prima volta L'antologia Di Spoon River a diciotto anni circa, poi la riprende due anni prima di pubblicare questo disco ed estrapola nove storie che diverranno poi delle vere e proprio opere d'arte, il manifesto dell'arte poetica e cantastoriale (si dice così?) di Fabrizio.

Le nove poesie adattate ai giorni nostri toccano due temi: l'invidia (Un matto, Un giudice, Un blasfemo, Un malato di cuore) e la scienza (Un medico, Un chimico, Un ottico). I protagonisti di queste storie parlano con estrema sincerità, perché non hanno più da aspettarsi niente, non hanno più niente da pensare, ora che sono morti non possono essere più invidiosi, non possono più essere competitivi. Così parlano con quella sincerità, con quella chiarezza che da vivi non hai mai posseduto. Da notare che qui tutti i protagonisti hanno nomi generici per sottolineare che le storie di questi personaggi sono esempi di comportamenti umani che si ritrovano benissimo in ogni epoca e in ogni luogo della terra, in ogni città e in ogni contesto sociale. L'unico personaggio ad avere un nome è "Il Suonatore Jones" forse perchè Fabrizio si sentiva molto vicino a questo personaggio che suonava non per lavoro ma per puro piacere, era quindi un personaggio libero che non aveva preoccupazioni e che "non volgeva il pensiero non al denaro non all'amore nè al cielo". Abbiamo quindi "Un Blasfemo” che, come Adamo ed Eva, cerca la mela della conoscenza non più in mano a Dio ma al potere poliziesco del sistema, per il quale il paradiso è solo un mondo di sogni in cui rinchiudersi per non vedere la realtà, c'è "Un Matto”, che per invidia studia la Treccani a memoria e viene rinchiuso in un manicomio, perché ne sapeva troppo o forse perché era impazzito, o comunque perché alla gente faceva comodo chiamarlo scemo, scaricando su di lui le proprie frustrazioni. "Un Giudice" rappresenta poi l’amaro frutto della maldicenza che “batte la lingua sul tamburo” condannando l’uomo piccolo di statura ad un isolamento rancoroso e vendicativo, destinato a sfociare poi in una individualistica manipolazione del potere a servizio della propria personale rivalsa. Abbiamo "Un Medico" che voleva curare gratis i suoi malati, trasgredendo le regole del sistema, che di quella trasgressione si vendica imprigionandolo; "Un Malato Di Cuore" che, nonostante le sue condizioni lo spingano più di altri ad invidiare la spensieratezza altrui, riesce comunque a sconfiggere con l’amore la molla che fa scattare la competizione. Muore in un incontro d’amore, regalando un sorriso e un bacio ad uno sguardo a cui non chiese promesse o ricompense, solo la gioia dell’ultimo istante, dell’ultimo “fiore non colto” ma infinitamente accarezzato ed assaporato.

Queste sono sono alcune delle piccole storie che vale la pena andare a reperire, anche perchè qui c'è tutto De André, quello triste, malinconico, ma anche il Fabrizio che usa l'ironia. Le musiche, tanto per cambiare sono molto coinvolgenti, basti ascoltare i primi 54 secondi de "La Collina" per essere trasportati in un'altra dimensione, le musiche sono cariche di pathos e coinvolgono l'ascoltatore anche quando sono molto semplici. La musica si fa più solare in brani come "Un Matto", "Un Chimico", "Un Ottico", mentre è molto malinconica in canzoni come "Un Blasfemo" "Un Malato Di Cuore" "Il Suonatore Jones". Un disco da possedere per forza perché De André merita sicuramente, perché le parole non bastano a definire il Fabrizio De André uomo, cantautore e poeta. Andatevi ad ascoltare le sue opere intrise di malinconia e di una poeticità immensa. Altre parole non servono.

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Sommario

Fabrizio De André: Non al denaro non all'amore nè al cielo;
Recensione di let there be rock per DeBaser
, 11/25/2005 4:05:12 PM (●●●●●)

Anno: 1971

Generi:

Artisti collegati: Fabrizio De André «Il porgere la parola e l'elevarla.»

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Voti e commenti

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Ha ricevuto 14 voti validi, totalizzando una media di 4.50
L'opera è stata votata validamente 16 volte, ottenendo una media di 4.81

  1. NESSUNO | il 27 novembre 2005 verso mezzogiorno | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Disco da ascoltare a tutti i costi, perché De Andre' non é secondo a nessuno. Recensione curata e soprattutto non sbrigativa. Bravo :)
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  2. MAURI | il 27 novembre 2005 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    De Andrè, grandissimo.
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  3. GLITCH | il 27 novembre 2005 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    grande disco, ottima rece
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  4. MANDROCKER | il 27 novembre 2005 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Ottima rece x un ottimo disco.Mitico De' Andrè
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  5. MANDROCKER | il 27 novembre 2005 nel tardo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    azz il voto
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  6. HAL | il 27 novembre 2005 in prima serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Di questo disco abbiamo parlato tanto nel sito nella recensione gemella di Grasshopper e in quelle dedicate alla rilettura di Morgan. Cosa aggiungere ancora senza ripetersi... non so... ora mi viene in mente solo una cosa: mentre alcuni "in un vortice di polvere" riescono a vedere solo la siccità, altri, pochi come Faber e il suonatore jones vedono altro, vedono immagini poesia storie, come quella gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa ... in fondo sono queste cose che ci permettono di vedere il mondo da una prospettiva diversa.
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  7. HAL | il 27 novembre 2005 in prima serata | Voto: | Voto al Disco:

    Ah ... ricordiamo anche qua che l'autore delle musiche era un certo Nicola Piovani poco più che ventenne.
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  8. ENEATHEDEVIL | il 27 novembre 2005 in seconda serata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Questo lavoro non mi ha mai coinvolto troppo, musicalmente parlando. Non mi ha mai "preso". Buona recensione, bravo
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  9. EGEBAMYASI | il 28 novembre 2005 dopo mezzanotte | Voto: | Voto al Disco:

    E' vero Hal, quell'immagine è bellissima. Ricordo che rimasi folgorato non appena ascoltai quelle parole. Hai ragione, lo sguardo fa la differenza.
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  10. MASSIMOF | il 28 novembre 2005 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    E' incredibile che ci siano due recensioni ottime riguardo lo stesso disco (eccellente).
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  11. KURTTHEFISH | il 28 novembre 2005 in mattinata | Voto: 3 | Voto al Disco: 5

    Disco bellissimo, testi ottimi in stile Faber e musica (di Piovani) ottima, la recensione attinge un po' troppo dai testi stessi delle canzoni (ad un certo punto non capivo più dove iniziavano e dove finivano i virgolettati).
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  12. TIA.C | il 29 novembre 2005 dopo mezzanotte | Voto: 4 | Voto al Disco: 4

    "..dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior"..si lo so la citazione è di una canzone non presente nell'album, ma a me piace ricordare Fabrizio de Andrè, con questa che è una splendida verità, carica di speranza e di buoni sentimenti per chi viene dal basso, per i diseredati, per i dimenticati da Dio, per le puttane, per i drogati, per i diversi, perfino per i suoi carcerieri, per i quali non ebbe mai parole d'ammonimento.[va bene chiudo scusate sto uscendo dal seminato.].... Chissà quante cose ci avrebbe ancora insegnato questo grande uomo. Il disco in questione, per una mia lacuna s'intende, non è tra i miei preferiti..ma vale comunque le sue belle quattro stellette. Come la recensione d'altronde, che mi sembra ben fatta.
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  13. TIA | il 29 novembre 2005 dopo mezzanotte | Voto: 4 | Voto al Disco: 4

    ...ecco perchè non era autenticato e sono uscito in grigio... tia, non tia.c!! testone che non sono altro. rivoto oplà
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  14. CECE65 | il 29 novembre 2005 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Leggetevi anche l'intervista di Fernanda Pivano a Nicola Piovani che c'è all'interno del libretto del CD.
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  15. GRASSHOPPER | il 30 novembre 2005 in mattinata | Voto: | Voto al Disco: 5

    Come fa Silvio quandi esce da Montecitorio, non voto la recensione perché sono in chiaro conflitto di interessi (ne ho scritta una anch'io sullo stesso disco). Ma ribadisco ancora, se ce ne fosse bisogno, che questo è un puro capolavoro
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  16. BROKE | il 3 febbraio 2006 nel primo pomeriggio | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    De Andrè è l'unico genio capace di dare vita ad un disco meraviglioso come questo
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  17. VIVA Lì | il 23 maggio 2006 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco: 4

    De Andrè scippa (ma rilegge a modo proprio) la celebre antologia di Spoon River e si aiutare, per quanto concerne testi e traduzioni, da Fernanda Pivano. Un modo per addentrarsi in quel fitto e caotico sottobosco umano popolato da popolani, pezzenti e figure minori. Non c'è mai, come giusto, il disprezzo o l'altezzosità: c'è semmai la comprensione e l'umiltà. E la voglia, da parte di De Andrè, di capire cosa funziona (poco) e cosa non funziona (molto) nella variegata specie umana che, notte e dì, si aggira vetusta per le strade di un mondo sciatto e credulone. Tra le tante belle canzoni (forse un pò ingenue a livello musicale), spicca la crudelissima "Un giudice". Per non dimenticare. Marco Poletti Dixit.
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  18. ZENO | il 23 settembre 2006 verso mezzogiorno | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    Il più bel disco del Faber, e forse il migliore di tutta la musica italiana
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  19. LALLA | il 14 ottobre 2006 nel primo pomeriggio | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    bellissimo disco..nn ho parole x esprimere quello che mi ha suscitato......grande de andrè...nn finisce mai di commuovermi e nn mi permette mai di rimanere impassibile a tutti i suoi capolavori.....ho letto anke l'antologia di spoon river e la reputo stupenda...ancora di più se riadattata da cului che credo sia il più grande cantautore italiano di tutti i tempi....grande fabrizio
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  20. DEGREGORIUS | il 4 dicembre 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    capolavoro
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  21. PETRO | il 4 aprile 2007 nel primo pomeriggio | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    Immenso. altro non serve aggiungere (se non forse che questo è il mio album preferito di Faber, assieme a Creuza de mà). Molto bella anche la rece, peraltro.. recensire de andrè non è mai compito semplice e si rischia di banalizzare i suoi capolavori senza tempo. bravo!
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  22. ARNOLDLAYNE | il 25 giugno 2007 in mattinata | Voto: | Voto al Disco: 5

    Quoto zeno
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  23. ILMAAAA | il 5 luglio 2007 nel primo pomeriggio | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    La Pivano quando lesse i testi delle canzoni che compongono questo capolavoro disse che De Andrè era riuscito nell'arduo compito di migliorare il capolavoro letterario proposto da Masters. Il disco è cupo, fattore determinato dalla malinconica e trista descrizione del profilo umano in tutte le sue sfaccettature, delineato dall'elencazione delle debolezze e sogni infranti da parte dei diversi personaggi descritti da De Andrè, solo il suonatore Jones conserva ancora quella spensieratezza che lo porterà ad avere, come disse lo stesso Faber, diecimila rimorsi ma nemmeno un rimpianto. Per alcuni "Un blasfemo" fa riferimento alla morte dell'anarchico Pinelli
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  24. ARNOLDLAYNE | il 5 luglio 2007 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco: 5

    Curioso, non l'avevo mai sentita questa! Pensandoci è possibile, dove l'hai letto?
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  25. ILMAAAA | il 5 luglio 2007 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    non mi ricordo esattamente, un pò di tempo fa feci un pò di ricerche su questo disco tra vari siti dedicati a de andrè e a masters, ma mi ricordo questo particolare e il riferimento che si faceva alla frase "mi cercarono l'anima a forza di botte"
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  26. | il 8 maggio 2008 in prima serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Grande disco, grande De Andrè
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