Giorgio Gaber: Io non mi sento italiano

Recensione di: primiballi , (il 7 gennaio 2006 nel tardo pomeriggio) | Voto: ●●●●● | Ascoltala / lo PrecedenteUna a casoSuccessiva

Copertina di Giorgio Gaber Io non mi sento italiano

Me lo ricordo benissimo. Si festeggiava. Il 2002 ci lasciava per dar spazio al 2003. In quelle occasioni si è tutti presi dalle bollicine, dal cotechino, quacuno dai botti. Oppure dalla colonna sonora, dalla biancheria rossa, dal vino rosso giusto da accompagnare il primo. Tutte cose fondamentali. E il giorno dopo, l’anno nuovo, vai di sveglia tarda, di pranzone con mille avanzi del giorno prima. Tutti intorno al tavolo con le felici occhiaie del capodanno. Tutto può succedere, in quei giorni lì, in quei meravigliosi e cretinissimi giorni lì. Tutto, ma non deve morire Gaber. E invece, un destino beffardo quell’anno lì ci ha riservato un regalino così. Improvviso e cattivo. Un’unica consolazione…: in uscita un nuovo disco. Da lì a pochi giorni. Il disco, dunque, non è operazionaccia postuma. Non è il bieco rimescolar di minestre di mogli e discografici, cui assistiamo oggi sempre più sconsolati ed esterefatti. È un disco nuovo. Voluto, pensato e concepito dal signor G. Il nostro amatissimo signor G. Una consolazione. Piccolissima e forse insufficiente. Ma pur sempre una consolazione.

Con struttura circolare tipica dei grandi e forse più semplicemente del destino, Gaber era tornato alla canzone pura già da un paio d’ anni. “La mia generazione ha perso”, infatti, era uscito nel 2001, e, come questo, univa scritture vecchie e nuove, ed alcune vecchie ritoccate. A me piace pensare a questi due dischi come a un doppio ideale, il doppio del ritorno del signor G. al suo vecchio amore. A quella forma-canzone che l’ha reso celebre e che è sempre stata la sua dimensione ideale. Come…: Gaber senza teatro…? Certo, può sembrare un controsenso. Un’autolimitazione. Così non è: le canzoni di Gaber vivono meravigliosamente anche da sole. Sono mondi autonomi e bellissimi, rifiniti e studiatissimi. Sono giochi da adulti, merce rarissima e forse ormai estinta o quasi. Se poi un tempo erano recitate in teatro dall’autore (e, per piacere, non da altri…), allora potevano vivere una nuova vita, rinnovandosi e arricchendosi. Ma questo era il frutto di una pianta geniale. Non una partitura da studentelli d’accademia.

Tornando ai dischi, solo una piccola grande differenza separa le due opere del “ritorno alla canzone”: nel primo disco Gaber ha lavorato in studio con gli altri. Nel secondo, ormai minato dalla malattia, ha delegato gran parte del lavoro all’ottimo Beppe Quirici (già egregio altrove, ad esempio con Fossati), seguendo tutto passo per passo da lontano, da casa sua. La stessa casa dove ha inciso le parti vocali, con quella sua voce profonda, caldissima, saggia, intelligente. Quella voce che non ha perso nulla negli anni. Anzi: se possibile, è diventata ancora più bella. Qui, inutile come sempre la disamina noiosetta e soggettivissima dei brani uno per uno, basti segnalare alcuni pezzi nuovi pregevolissimi (“Il tutto è falso”, “Io non mi sento italiano” ) ed un testamento spirituale splendido, d’infinita saggezza e attualità: “Non insegnate ai bambini”. Sarebbe bello riportare per intero il bellissimo testo. Ma penso lo conosciate già, oppure siate ben disposti a recuperarlo velocemente. Fatelo: può solo arricchire.

Gaber, come i pochi grandissimi geni del nostro pensiero, della nostra cultura e della nostra musica, era incredibilmente avanti. O, visto dove siamo arrivati e dove stiamo andando, incredibilmente altrove…?

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Sommario

Giorgio Gaber: Io non mi sento italiano;
Recensione di primiballi per DeBaser
, 1/7/2006 6:44:22 PM (●●●●●)

Anno: 2003

Album collegati: Io non mi sento italiano

Artisti collegati: Giorgio Gaber «insieme a Luporini a sviscerato, analizzato decostruito/ricostruito 30 anni di storia italiana. se fosse ancora vivo chiederebbe asilo politico…»

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Voti e commenti

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Ha ricevuto 10 voti validi, totalizzando una media di 4.40
L'opera è stata votata validamente 11 volte, ottenendo una media di 4.45

  1. FLOYDMAN | il 8 gennaio 2006 in prima serata | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    molto bene
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  2. UOPPOCOP | il 8 gennaio 2006 in seconda serata | Voto: 4 | Voto al Disco: 3

    non vale 5 però..
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  3. SFASCIA CARROZZE | il 8 gennaio 2006 in seconda serata | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Cordiale de-recensoreo Monsieur Primiballi, pregevole e sentita de-recensione/segnalatzione la Sua; in tutta sincerità non ho auscultato il de-narrato Gaber-lascito (..ritenevo, a torto, fosse il classico caso di raschio-fondo-barileo) ma la sua apprezzabile esplicazione mi incuriosì assai anzichenò. Grazie assai et cordiali salutations. Yor s.c. di (s)fiducia.
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  4. MASSIMOF | il 9 gennaio 2006 in mattinata | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    Il disco non è da 5, a mio parere. Le sue migliori (e più fresche, più originali ecc performance sono quelle anni '70/'80).
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  5. LEMURO | il 9 gennaio 2006 in mattinata | Voto: 4 | Voto al Disco: 4

    Bellissimo....attualissimo...t esti emozionanti...da ascoltare!!
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  6. PRIMIBALLI | il 9 gennaio 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    x Massimof: d'accordo, nei 70-80 era al massimissimo spendore. però in questo disco c'è una profondità, una preveggenza, una saggezza...il fatto che è morto non è secondario e non poteva esserlo: questa è la migliore lettura consapevole della morte che un genio ci potesse dare (ecco perché, per me, è bellissimo...e a quei livelli là...)
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  7. MASSIMOF | il 9 gennaio 2006 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    Primiballi, se la mettiamo così, solo per il messaggio che ci ha lasciato con questo suo ultimo lavoro, meriterebbe un 6. Però, sai, quella verve e quel "dissacramento" di venti trenta anni fa risulta un pò più triste e "pesante". Ma forse è un giudizio che io dò pensando alla sua scomparsa che (mi) rattristisce il disco stesso.
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  8. MASSIMOF | il 9 gennaio 2006 nel primo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco:

    ehmm, perdonami il "rattristisce"... argh!
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  9. PRIMIBALLI | il 10 gennaio 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    perdonato...: la vena dissacrante di quegli anni là è la sua forza assoluta, questo è indiscutibile. quello che ha detto oggi, però, o meglio ieri, è altrettanto forte, vista l'epoca (ti ricordo che siamo nel trionfo degli atei devoti...né...?!). comunque sono quisquiglie e pinzillacchere: discutiamo tra il 10 e il 10 e lode.......
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  10. STRANGLER | il 10 gennaio 2006 verso mezzogiorno | Voto: | Voto al Disco:

    Quando sarò capace d'amare probabilmente non avrò bisogno di assassinare in segreto mio padre né di far l'amore con mia madre in sogno. Quando sarò capace d'amare con la mia donna non avrò nemmeno la prepotenza e la fragilità di un uomo bambino. Quando sarò capace d'amare vorrò una donna che ci sia davvero che non affolli la mia esistenza ma non mi stia lontana neanche col pensiero. Vorrò una donna che se io accarezzo una poltrona, un libro o una rosa lei avrebbe voglia di essere solo quella cosa. Quando sarò capace d'amare vorrò una donna che non cambi mai ma dalle grandi alle piccole cose tutto avrà un senso perché esiste lei...
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  11. GRASSHOPPER | il 10 gennaio 2006 nel tardo pomeriggio | Voto: | Voto al Disco: 5

    Come fa Silvio quando esce dal Parlamento, non voto per evidente conflitto di interessi (l'altra recensione sullo stesso disco è mia). Mi limito a dire che il disco è il testamento di uno spirito libero, e come tale secondo me vale 5, anche se è vero che Gaber ha fatto anche di meglio. Recensione all'altezza, e che soprattutto non ripete nulla della mia, quindi un "doppione" tutt'altro che inutile
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  12. PRIMIBALLI | il 11 gennaio 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    ti ringrazio...e pensa che mi sono accorto della tua dopo (e mi è piaciuta molto)
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  13. STRAWBERRYNGARLIC | il 26 febbraio 2006 in prima serata | Voto: | Voto al Disco:

    neanke io mi sento italiano..mi sento kuburkiziano
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  14. ADRIANO BERNARD | il 10 maggio 2006 in seconda serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Io non mi sento italiano, ma per fortuna o pultroppo lo sono. Questo bel paesee...
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  15. VIVA Lì | il 30 maggio 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco: 4

    Brani già noti e alcuni inediti. Ancora una volta lo sguardo di Gaber sul mondo è impietoso e lucidissimo, come canta nella bellissima title-track. Musiche come sempre un pò spentine, ma comunque grande personalità e grande voglia di non darsi mai per vinto. Quando canta coerente lo è, ma sposarsi con Ombretta Colli, fedele alleata di Silvio Berlusconi, gli ha fatto perdere un pò le quotazioni. Gaber morirà pochi giorni prima della pubblicazione del disco. Purtroppo... Marco Poletti Dixit.
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  16. LUCA REED | il 26 novembre 2006 dopo mezzanotte | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    Buona recensione, analitica anche se tralascia forse la cosa piu' importante: il contenuto musicale. Strano e bellissimo questo "testamento", doloroso assai, infatti è un sollievo quasi illusorio trovare un brano ironico come "il corrotto" in un mondo che Gaber ha lasciato pieno di suicidi, di dolore e di psycho-killers ("i mostri che abbiamo dentro")
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  17. PRIMIBALLI | il 26 novembre 2006 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    @viva lì/poletti: la vecchia diatriba sul coniugio pseudoberlusconiano avrebbe un senso solo e soltanto se si fosse riflesso sull'arte, cosa che non è accaduta. dunque...obiettivamente mi pare un'osservazione più da novella2000 che altro...
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  18. BUBU7 | il 7 dicembre 2006 in mattinata | Voto: 4 | Voto al Disco: 5

    "Sposarsi con Ombretta Colli, fedele alleata di Silvio Berlusconi"...ma la Colli e Gaber si so' sposati 40 anni fa, Berlusca c'aveva i capelli e cantava co Apicella!! Cmq Gaber è GABER e Ombretta Colli....antani
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  19. DEGREGORIUS | il 16 gennaio 2007 in seconda serata | Voto: | Voto al Disco:

    e Silvio Berlusconi disse: ECCO IL MIO DEGNO EREDE...
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  20. BOOP7 | il 19 gennaio 2009 in prima serata | Voto: 4 | Voto al Disco: 4

    Ricordo fin troppo bene quell'1 gennaio 2003 la notizia della sua morte. Quando ho sentito "Io non mi sento italiano" ho amato al volo questa canzone, tanto da usarne il ritornello nel finale de "L'italiana" di Renato Zero con un pezzo dell'inno nazionale all'inizio e uno alla fine per lo spettacolo di fine anno della mia scuola. Mi sono accorto di avere fatto un lavoro diciamo "semi-intellettuale", perché mi ero accorto che tre pezzi mostravano tre lati diversi di essere italiani. Questo brano ancora oggi mi sorprende nell'essere un brano a rime, cosa ormai assente dalla musica italiana. Bravo Giorgio. Stai giocando con Fabrizio (De André) a carte nel cielo?
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  21. GUSTAVOTANZ | il 22 marzo 2009 in seconda serata | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Testamento scritto perfettamente e composto enormemente bene. Grande il G...su tutte prediligo "Non Insegnate Ai Bambini" e "I Mostri Che Abbiamo Dentro".
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  22. PRIMIBALLI | il 23 marzo 2009 in mattinata | Voto: | Voto al Disco:

    come sempre d'accordo: non insegnate ai bambini è un capolavoro assoluto. La canzone perfetta. Tragicomico vedere il Nano contrito ai funerali di G quando la trasmettevano. Segno dei tempi.
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