Copertina di Neil Young Neil Young
donjunio

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Per appassionati di musica rock, fan di neil young, cultori del folk psichedelico, studenti di storia della musica, amanti del classic rock anni '60
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LA RECENSIONE

Il debutto solista di Neil Young viene generalmente considerato un disco interlocutorio. Una tappa – tra l’altro priva di significativi riscontri sul mercato - nel tragitto tra la gloriosa avventura dei Buffalo Springfield e l’inizio del fortunato sodalizio con i Crazy Horse, coi quali Neil avrebbe sfornato l’ archetipico “Everybody Knows this is nowhere”.

Tale assunto in parte corrisponde a verità , ed è confermato dal fatto che lo stesso Young – reclutando la band di Danny Whitten – modificò radicalmente il suo spettro musicale, abbracciando quella ruvida elettricità che costituirà uno dei poli della sua musica.
Ma Neil Young non è un musicista qualsiasi, e un suo disco interlocutorio è pur sempre imprescindibile. Siamo nel 1968: Neil si è liberato dal giogo di Stephen Stills nei Buffalo Springfield. Ha finalmente carta bianca, godendo di un prestigio già enorme. Sentendosi probabilmente insicuro, decide di proseguire la collaborazione con Jack Nitzche – memore del capolavoro “Expecting to fly”. I sontuosi arrangiamenti di Nitzche intarsiano buona parte del disco. In alcuni casi appesantendo però le soavi melodie folk che ne costituiscono il cuore, ad esempio negli strumentali "The Emperor Of Wyoming" e "String Quartet From Whiskey Boot Hill", o nella beatlesiana “Here we are in the years”. Ma più spesso il sound riesce ad essere allo stesso tempo maestoso e scarno, come ebbe a dire David Bowie: ad esempio in tracce come “I’ ve loved her song long” e “If I could have her tonight”.

Da ascrivere ai capolavori del Canadese è in tal senso l’iridescente ballata psichedelica “The old laughing lady”, vivacizzata da una sorprendente vena soul. Sul piatto Neil getta inoltre tre assi che iscrivono il disco nell’albo degli imperdibili. Anzitutto “I‘ ve been waiting for you”, forte di un riff persino più memorabile di “Cinnamon girl”. Un pezzo che vanta diverse rielaborazioni, dai Pixies allo stesso Bowie. Quindi “The loner” – pietra d’angolo di tante ballate younghiane - nonché epiteto più ficcante per Neil negli anni successivi. Ma è nell’episodio conclusivo che Neil tocca il suo zenith creativo: “The Last Trip to Tulsa”: una sfida a Dylan sul suo terreno preferito, la ballata “stream of consciousness” alla “Desolation row”.
Persino più memorabile di “The end” dei Doors o della “Heroin” dei Velvet underground. Neil sciorina in 9 minuti di sola voce e chitarra tutte le paranoie della sua generazione, sorretto da un lirismo visionario e da una voce ora tenera, ora disperata.
Altrimenti detto: Neil Young in viaggio verso la fonte dell’ispirazione poetica.

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Riassunto del Bot

Il debutto solista di Neil Young, spesso sottovalutato, rappresenta una tappa imprescindibile nel suo percorso artistico. Tra arrangiamenti ricercati e una forte vena folk-psichedelica, spiccano brani memorabili come "The Loner" e "The Last Trip to Tulsa". L'album segna la fine dell’esperienza con i Buffalo Springfield e anticipa il successo con i Crazy Horse, rivelando già il lirismo visionario e la profondità emotiva di Young.

Tracce testi video

01   The Emperor of Wyoming (02:20)

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03   If I Could Have Her Tonight (02:22)

04   I've Been Waiting for You (02:35)

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05   The Old Laughing Lady (05:58)

06   String Quartet From Whiskey Boot Hill (00:57)

07   Here We Are in the Years (03:27)

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08   What Did You Do to My Life? (02:28)

09   I've Loved Her So Long (02:41)

10   The Last Trip to Tulsa (09:27)

Neil Young

Neil Young è un cantautore, chitarrista e icona della musica rock canadese, noto per la sua versatilità e capacità di passare dal folk più intimo all’hard rock distorto, dal country alle sperimentazioni elettroniche, mantenendo sempre una voce poetica, ruvida e inconfondibile.
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