Cabaret Voltaire: Mix-Up

Recensione di: RegularJoan , (Wednesday, April 12, 2006) | Voto: ●●●●● | Ascoltala / lo PrecedenteUna a casoSuccessiva

Copertina di Cabaret Voltaire Mix-Up

Cabaret Voltaire: avveniristici pionieri dell’elettronica da Sheffield ( UK).

Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l'accento dell'ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità somiglia alla vita tanto quanto l'ultima apparizione di una cocotte dimostri l'essenza di Dio.”
(dal "Manifesto del Dadaismo" del 1918, di Tristan Tzara)

Siamo nel 1973. L’Inghilterra è la solita nenia piovosa. Nebbia. Coltri di nebbia. Cielo neogrigio. Un perfetto scenario poetico, malato, industriale. Stephen Mallinder (basso e voce), Richard H. Kirk (chitarra) e Christ Watson (manipolazione suoni) si inventano una delle pagine più interessanti dell’enciclopedia della musica: quella intitolata “Cabaret Voltaire”.

Collettivo che nasce “dalla noia, dalla mancanza di futuro, dal bisogno di creare problemi”. Obiettivo ? Riprodurre le “melodie” urbane della moderna Sheffield, ancora sfregiata da bombe e macerie, in un contesto sonoro fatto di synth, fiati, tape recorder, generatori di ritmo. “Mix Up”: 1979. La rivoluzione era iniziata. Parte “Kirlian Photograph”: “canzone” tutta giocata su fiati distorti, un basso disturbato che incalza per cinque minuti e cinquantadue secondi primi lasciando ben poco respiro a questo scenario claustrofobico. Così come nella cover dei Seeds, “No Escape” e i suoi clangori metallici che anticipano le batterie minimali alla Jesus And Mary Chain. Canzoni che ripercorrono le tracce dei Velvet Underground più allucinati, come “Fourth Shot”: linea di congiunzione ideale tra una “Heroin” amplificata e distrorta e “The Gift” passando per “Maggot Death” dei londinesi Throbbing Gristle.

Il trip paranoico “Expect Nothing” è una psichedelia dark che deve invece molto ai Pink Floyd di “Breathe In The Air” e alle atmosfere di “Ummagumma”. Senza dimenticare i Van Der Graaf Generator. Fiati onirici e percussioni che si susseguono creando una base ritmica ossessiva e contorta. Voci, rumori, onomatopee strappate dalla strada o dai mass media vengono rielaborate per diventare basi musicali, loop, campionamenti. “Cut-up” sonoro al potere. Dadaismo e “ready made” in musica. Con questo disco i tre studenti universitari di Sheffield, si candidavano a diventare il discrimine tra l'elettronica di Kraftwerk, Neu, Einsturzende Neubaten e gli esperimenti avantgarde dei Suicide, di cui un esempio è “Photophobia”: prosecuzione ideale di “Frankie Teardrop”. Stesso pentagramma delirante, accelerato e rallentato ritmicamente. Un superficie ruvida su cui pulsano percussioni ovattate ed echi terrificanti. Uno scenario thriller, colonna sonora ideale per uno splatter anni ottanta alla “Poltergeist” . Ma la vera gemma di questo disco, quella che spiana ai “Cabaret Voltaire” la strada per diventare indiscussi profeti dell’elettronica, è “Heaven And Hell”: macchine impazzite, voci filtrate e manipolate elettronicamente, incubi robotici e angoscianti. La conclusiva “Capsules” è una miscela di poesia industriale, dark wave e, ancora una volta, dance robotica e visionaria.

Un universo popolato da mutanti, videotape, e seghe circolari sembra essersi impossessato di questa ossessione vinilica.

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Sommario

Cabaret Voltaire: Mix-Up;
Recensione di RegularJoan per DeBaser
, 4/12/2006 6:00:00 PM (●●●●●)

Anno: 1979

Generi:

Informazioni nel web: sito dei cabaret voltaire

Album collegati: Mix-up

Artisti collegati: Cabaret Voltaire (1)

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Voti e commenti

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Ha ricevuto 15 voti validi, totalizzando una media di 4.67
L'opera è stata votata validamente 9 volte, ottenendo una media di 3.44

  1. EGEBAMYASI | Data: 14/4/2006 1:39 | Voto: | Voto al Disco:

    Questo disco non mi ha mai entusiasmato più di tanto. Trovo le loro sperimentazioni a volte un pò infantili. Gli preferisco il meno pretenzioso, e forse anche meno bello "Crackdown".
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  2. LEWIS TOLLANI | Data: 14/4/2006 8:5 | Voto: | Voto al Disco:

    a distanza di anni suona mi suona un po' forzato, ma quando lo sentii rimasi di sasso... fantastica premessa Joan...
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  3. SFASCIA CARROZZE | Data: 14/4/2006 8:37 | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Plùs qué pregevole de-recensoream und intrigante oltréqùè inquriosente atzionem quordiale De-recensoream Mademoiselle Regular oltreqùé Joan, pour un disquo fattivamente sfascia-sconosciuto antzikhuenon (as usual, de-aggiungerei ben più qué volentieri). Ossequi quordiali a catinelle. Your s.c. di (s)fiduciam.
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  4. ZION | Data: 14/4/2006 11:46 | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Non lo conosco, ma di loro posseggo "Red Mecca" e il sopracitato "The Crackdown", oscuri ed inquietanti al punto giusto
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  5. QZERTY | Data: 14/4/2006 15:2 | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Cazzo che recensione! Sheffield ha sfornato grandi talenti musicali, come tutte le metropoli industriali del resto. P.S. Ho gradito anche l'intro dadaista.
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  6. I_LOVE_MUSIC | Data: 14/4/2006 15:7 | Voto: 5 | Voto al Disco: 2

    fiko!
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  7. MALEDETTAPRIMAVERA | Data: 14/4/2006 15:34 | Voto: 5 | Voto al Disco: 2

    Hai un bellissimo blog RegularJoan, ed ammetto che e' stata la prima volta che ho letto un blog con piacere, dato che penso tutto il male possibile di queste botte di narcisimo estremo. Tant'e'. Magari domani me lo sono gia' dimenticato, cosi' te lo dico ora e mi tolgo il pensiero. Saluti!¬
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  8. PRETAZZO | Data: 14/4/2006 15:45 | Voto: | Voto al Disco:

    Recensione splendida; disco non ancora ascoltato. Sono tipo i Throbbing Gristle?
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  9. ODRADEK | Data: 14/4/2006 16:58 | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    Pretazzo, metti un 5 a questa "recensione splendida", no? No, non sono tipo i Throbbing Gristle, ma sono tra i meno distanti, in quegli anni. Sono che un'ascoltatina dovresti darla, se posso permettermi di suggerirtela. Magari a quelli successivi, perchè forse ha ragione Ege. Anche se Crackdown è troppo successivo e molto meno "urticante". Magari un'origliata anche a "The Voice Of America" e "Red Mecca".... - Hai un blog, Regular? Condivido l'opinione di Maledetta, ma anch'io ci farei un salto. Devo cercare nella tua scheda? Ciao.
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  10. ODRADEK | Data: 14/4/2006 17:35 | Voto: | Voto al Disco:

    Perbacco, ci ha ragione il Primavera.
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  11. REGISTRO | Data: 14/4/2006 20:21 | Voto: | Voto al Disco:

    ma vi pagano ?? per queste trame che imbastite?'
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  12. ODRADEK | Data: 14/4/2006 20:23 | Voto: | Voto al Disco:

    E a ttia, pe 'sti commenti spacchiusi?
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  13. PRETAZZO | Data: 14/4/2006 20:27 | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Giusto Odra! Il voto...me l'ero scordato...sorry... :-(
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  14. REGULARJOAN | Data: 14/4/2006 20:42 | Voto: | Voto al Disco:

    grazie per i complimenti (dai, non me li merito!). poi pure il blog..sono cronache di una mente delirante sull'orlo della schizofrenia più allucinante :D!! comunque, riguardo ai TG, mi trovo in perfetto accordo con odradek, in effetti c'è una certa differenza che diventa però comunanza in quanto, nel panorama inglese, sia i cabaret che i TG, in quegli anni erano tra i pochi a permettersi certe sperimentazioni (tutti persi, com'erano per punk, trashate varie..). in ogni caso il mio preferito dei tre di sheffield rimane "the original sound of sheffield": ci sono tutti i più grandi successi, un pò una rivisitazione del loro percorso artistico: dalle sonate dada a quelle più melodiche, e molto altro.
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  15. REGULARJOAN | Data: 14/4/2006 20:46 | Voto: | Voto al Disco:

    crackdown mi manca! noooooo
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  16. ODRADEK | Data: 14/4/2006 21:3 | Voto: | Voto al Disco:

    The Crackdown ('83, mi pare) è molto più "pop" per quanto sembri una minchiata, con loro. Un'elettronica più domata. Ma c'è un brano che mi è sempre piaciuto molto, a partire dal titolo: Why Kill Time (When You Can Kill Yourself)
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  17. KOSMOGABRI | Data: 14/4/2006 21:10 | Voto: 5 | Voto al Disco:

    sei una prestigiatrice delle parole, Regular! :)
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  18. UNDYING | Data: 15/4/2006 15:57 | Voto: 5 | Voto al Disco:

    Grandissima!!! Recensione splendida e i Cabaret semplicemente grandiosi...anche se questo (mea culpa, mea culpa)-mi manca.
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  19. RICK | Data: 15/4/2006 16:1 | Voto: | Voto al Disco:

    mah, grandissima? mah
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  20. GHEMISON | Data: 15/4/2006 19:1 | Voto: | Voto al Disco:

    bella lì. i Cabaret non li conosco ma li voto solo per il nome. W TZARA W BALL W DUCHAMP W PICABIA! dada è morto w dada
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  21. ALEX 82 | Data: 17/7/2006 16:2 | Voto: | Voto al Disco:

    ho pescato a 10 euro il best of 83-87
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  22. REGULARJOAN | Data: 17/7/2006 21:7 | Voto: | Voto al Disco:

    il best 83-87, the original sound of sheffield, vero? quello è un disco bellissimo, forse il mio preferito dei cabaret, perchè percorre tutta la loro sperimentazione
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  23. ALEX 82 | Data: 18/7/2006 9:42 | Voto: | Voto al Disco:

    si si, quello! sto ascoltando e apprezzando. Mi paiono un mix tra industrial pop, ebm, house eccetera... particolare. Mi piace, tra le altre, "I want you".
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  24. PIMPTOM | Data: 24/9/2006 22:11 | Voto: 4 | Voto al Disco: 4

    bello bello bello
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  25. KENNY | Data: 12/11/2006 15:46 | Voto: 1 | Voto al Disco: 1

    Fantastico!
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  26. KENNY | Data: 12/11/2006 15:46 | Voto: 1 | Voto al Disco: 1

    Cazzo che bella!
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  27. KENNY | Data: 12/11/2006 15:47 | Voto: 1 | Voto al Disco: 1

    Indiscutibile il suo valore!
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  28. KENNY | Data: 12/11/2006 15:47 | Voto: 1 | Voto al Disco: 1

    WOW
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  29. | Data: 6/12/2006 21:44 | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    bellissima recensione per un album a mio avviso davvero sexy
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  30. EXTRO91 | Data: 7/1/2009 23:30 | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    Ok tutto ma che Mix-up abbia una media di 2.22...................5 e 5
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  31. STIFF.KITTEN | Data: 17/3/2009 1:43 | Voto: 5 | Voto al Disco: 4

    bella recensione per un disco che possiedo con sommo piacere. Ostico alquanto, ma affascinante e tenebroso. E 'Fourth Shot', che capolavoro...
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  32. MIKE76 | Data: 3/12/2009 9:12 | Voto: 5 | Voto al Disco: 5

    EGEBAMYASI:"Trovo le loro sperimentazioni a volte un pò infantili.", e te credo, si ispiravano al dadaismo... Per me questo è davvero un gran disco, originale e "di rottura" come pochi ma anche maturo e ben messo a fuoco forse perchè Watson, Kirk e Mallinder smanettavano con amplificatori, nastri e sintetizzatori già da sei anni, prima di arrivare a questo esordio su LP. Ingiustamente poco celebrato, è una colonna sonora per una desolante passeggiata tra le fabbriche e i capannoni abbandonati della Sheffield di fine 70: un disco più post-industriale che industriale.
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