L’album con il quale i Queen esordirono nel lontano 1973 non fece molto successo, ed è probabilmente questa la ragione per cui ancora oggi, con mio grande dispiacere, molti non lo conoscono. Certo, non si tratta di un capolavoro, ma certamente di un buon album, che supera molti altri lavori firmati da questo celeberrimo complesso.
"Queen" mostra una band già matura ed in grado di comporre buone canzoni, sufficientemente articolate e con ampio spazio dedicato alle parti soliste (molto di più che nella maggior parte dei dischi successivi). Lo stile non è facile da definire: se brani come “Modern Times Rock&Roll” e “Son And Daughter” sono visibilmente Hard e dall’impronta decisamente Led Zeppelin, in “My Fairy King” e “Doing All Right” i Queen si comportano diversamente, alternando ai classici riff alla Jimi Page parti più calme, in cui a dominare sono le chitarre acustiche e il pianoforte.
L’impatto tipicamente pop di “Keep Yourself Alive” contrasta non poco con la potenza di “Great King Rat” e “Liar”, nelle quali Mercury e compagni riescono a raggiungere picchi musicali discretamente alti anche senza l’utilizzo delle tastiere (significativa a questo proposito la scritta “...and nobody played synthesizer” che fecero apparire nel retro-copertina!).
Poi, con la riuscita “The Night Comes Down”, provano a cimentarsi in qualcosa di più sperimentale, con buoni risultati; come brano conclusivo ci regalano un'interessante versione strumentale di “Seven Seas Of Rhye”, che nel successivo “Queen II” avrà arrangiamento migliore e testo. Diventerà un classico del quartetto.
Non si riesce dunque a capire come a quel tempo i Queen volessero apparire: nelle loro scatenate esibizioni live si presentavano come un gruppo genuinamente “glam”, e fu proprio “on the road” che la band, guidata dal carismatico leader, raccolse i suoi primi trionfi... ma alcuni testi di “Queen”, con frequenti riferimenti alla bibbia (“Jesus”, “Liar”), digressioni Fantasy ("My Fairy King") e “Pseudo-Lezioni Di Vita" (“Keep Yourself Alive”) di glam hanno ben poco.
Per complicare ulteriormente il discorso intervengono i coretti molto “Yes” che compaiono di volta in volta un po’ in tutte le traccie.
E allora, in conclusione, di cosa si tratta? Hard? Glam? Prog? Mah, questo sta a voi capirlo, fatto sta che l’esordio dei Queen è un ottimo disco, che ogni amante della band dovrebbe avere. Gli altri? Beh, può non piacere, ma è difficile non apprezzare alcune canzoni.
I Queen rappresentano un caso abbastanza particolare nella storia del rock, vendendo vagonate di dischi e conquistando i megaconcerti di tutto il mondo.
Il sound sovrarrangiato e ricercato di questi primi lavori rivela un certosino e maniacale lavoro di post-produzione in studio, una costante nelle produzioni future.
Ladies and gentlemen, arriva la Regina.
Il pezzo più bello dell’album. Arte=Musica.
Il riff d'inizio, quello di "Keep Yourself Alive", presenta un Brian May già valido e un Roger Taylor nell'inizio della sua carica di batterista.
Queen appare un buon lavoro d'esordio, sicuramente influenzato dai Led Zeppelin, ma con un tocco originale e unico nel genere.
Liar è considerato il degno precursore di Bohemian Rhapsody.
Questo album va posto come minimo tra i primi 3 o 4 dei Queen, per la visione sperimentale della band.
"I Queen sono destinati a lasciare un segno molto grande sulla musica rock."
"Un hard rock spogliato di qualsiasi influenza blues e imbottito di cori... io li trovo geniali."